OSSERVATORIO
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Osservazioni presentate da noi alla variante al PTCP

in materia di infrastrutture per la mobilità

 
 
Osservazione 1
Stralcio di previsione di nuovo tratto viabilistico - Variante SP6 - nei Comuni di Sovico, Albiate e Carate Brianza.
Si chiede che il sedime di quella strada (ora cancellata), con le relative fasce di rispetto e le aree di pertinenza, vengano riclassificate nel PTCP come corridoio della Rete verde, consentendo la realizzazione di una pista ciclabile di collegamento della mobilità lenta tra quei tre Comuni. Si chiede quindi che tale nuova previsione di tutela delle aree attualmente libere da edificazioni venga prevista come tali in tutte le relative tavole e in tutti gli elaborati del PTCP...............leggi tutto


 
   
 

 I POVERI BOSCHI

 
   
 

Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) prevede che nelle aree qualificate come Ambiti di Interesse Provinciale (AIP) qualora le stesse siano oggetto di pianificazione da parte dei comuni prevedendo in esse nuove edificazioni (residenziale, commerciale, terziario, produttivo) le stesse siano oggetto di un confronto con la Provincia di MB.

   
 

Affinché la pianificazione (e l’edificazione) si concretizzi nell’iter del Piano di Governo del Territorio (PGT) il confronto tra il Comune (cui spesso si affianca il privato promotore) deve chiudersi con una Procedura d’Intesa formalizzata con decreto del Presidente della provincia di MB.


Negli AIP è dunque, purtroppo, consentito il consumo di suolo pur se assoggettato ad una Procedura d’Intesa dove le volumetrie vengono accorpate per avere una prevalenza dello spazio libero, vengono previsti elementi naturali per attenuare l’impatto degli edifici quali la creazione di un filare, nuove piantumazioni e a volte il trasferimento di aree da inserire in Rete Verde o in Ambiti Agricoli Strategici (AAS). Le prime Intese sono datate 2015, subito dopo l’adozione del PTCP.

Il coordinamento ambientalista “Osservatorio PTCP di Monza e Brianza” ha passato al setaccio le Intese e ha purtroppo rilevato, a distanza di tempo, che alla data in cui scriviamo, la quasi totalità delle opere ambientali previste non è ancora stata realizzata. La normativa provinciale non prevede infatti un obbligo temporale entro cui debbano essere realizzate.


   

I contenuti delle intese sono visibili sul sito della Provincia di MB in Schemi di protocollo approvati e in Protocolli d'intesa sottoscritti

Così, mentre l’edificazione con nuovo cemento sulle aree è possibile una volta completato l’iter del PGT comunale avente come atti finali il Piano Attuativo e il Permesso di Costruire, le prescrizioni ambientali restano come se fossero sospese in un limbo.

Citando un caso tra i tanti esaminati, a Concorezzo nell'intesa del 2017 sono previste 30.000 mq di consumo di suolo, e tra le altre opere compensative è previsto è un bosco da realizzare di 10.000 mq. Alla data attuale, il bosco non è stato piantumato e pare che il Comune voglia ridiscutere l’Intesa.

 
 

A chi dunque compete il controllo sulla realizzazione delle opere di compensazione ambientale previste nelle Intese ? 

Entro quale limite temporale debbono essere realizzate ?


   

ELENCO   OPERE PREVISTE DAI PROTOCOLLI DI INTESA

TRA I COMUNI E LA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

     
     
 
 
    
 
 
 
   
         

Paesaggio, i corridoi ecologici prevalgono su interessi privati

 
 
Importante sentenza del Consiglio di Stato sulla prevalenza della tutela del paesaggio e della biodiversità sugli interessi privati anche se questi ultimi sono oggetto di convenzione urbanistica già stipulata
   
di Fabio Modesti  (da www.fabiomodesti.it)
 
 
La pianificazione paesaggistica va oltre gli aspetti di percezione estetica dei territori per addentrarsi sempre più in quelli scientificamente sondati come l’ecologia. In questa pianificazione i corridoi ecologici, primari e secondari, costituiscono assi di connettività ambientale nei quali le specie animali si spostano da un habitat ad un altro, utilizzando anche territori agricoli o parzialmente antropizzati. Di questo si è occupato il Consiglio di Stato in una recentissima sentenza pronunciandosi nel merito di una vicenda che ha visto parti in causa una società immobiliare-commerciale e la Provincia di Monza-Brianza.
   
Il caso
     
La prima era titolare di un insediamento produttivo – commerciale in prossimità di un altro insediamento industriale, assentito nel 2011 in variante allo strumento urbanistico comunale. La seconda aveva approvato il Piano territoriale di coordinamento nel 2013 qualificando l’area oggetto di intervento come «i) area ricompresa e costituente le “principali linee di continuità ecologica”; ii) area interessata da percorsi rurali e inserita nella ricomposizione del sistema agro forestale; iii) area inserita nella rete verde di ricomposizione paesaggistica; iv) ambito destinato all’attività agricola di interesse strategico». A fine 2011 la società ha sottoscritto la convenzione urbanistica con il Comune di Roncello.
     
Ma la Provincia di Monza-Brianza aveva intanto impugnato dinanzi al Tar Lombardia i provvedimenti comunali, soccombendo tuttavia nel giudizio. Il Tar ha richiamato l’orientamento secondo cui la stipulazione di una convenzione urbanistica attribuisce al privato una posizione di affidamento qualificato, che deve essere adeguatamente ponderata dall’Amministrazione laddove questa intenda modificare la disciplina urbanistica dell’area. La modificazione della pianificazione richiede, in questo caso particolare secondo il Tar Lombardia, «una motivazione specifica, ordinariamente non richiesta per le scelte di piano che sono di regola adeguatamente sorrette dai soli criteri generali di impostazione dello strumento». Inoltre, ha affermato il Tar, «se è vero perciò che, in linea di principio, la Provincia non sarebbe stata tenuta a motivare specificamente l’imposizione di una disciplina di tutela, nel caso in esame la ponderazione dell’interesse privato era da ritenere necessaria, in considerazione della particolare posizione della parte».
   
La tutela paesaggistica non cede ad esigenze urbanistiche
   
Si è giunti così all’appello al Consiglio di Stato che ha sancito, e confermato, alcuni rilevanti principî accogliendo le tesi della Provincia lombarda e riformando la sentenza di primo grado. I giudici di Palazzo Spada hanno affermato che «l’intervenuta approvazione del progetto non abbia determinato l’insorgenza in capo all’Ente di un particolare onere motivazionale, tenuto conto della natura della pianificazione in esame, avente “efficacia paesaggistico – ambientale”». Il Consiglio di Stato ha affermato ancora che «la tutela ambientale e paesaggistica, gravando su un bene complesso ed unitario avente valore primario ed assoluto, precede e comunque costituisce un limite alla salvaguardia degli altri interessi pubblici; non a caso, il Codice dei beni culturali e del paesaggio definisce i rapporti tra il piano paesaggistico e gli altri strumenti urbanistici (nonché i piani, programmi e progetti regionali di sviluppo economico) secondo un modello rigidamente gerarchico; restando escluso che la salvaguardia dei valori paesaggistici possa cedere a mere esigenze urbanistiche. Emerge la natura sostanzialmente insindacabile delle scelte effettuate, che si giustifica alla luce del valore primario ed assoluto riconosciuto dalla Costituzione al paesaggio ed all’ambiente».

Ne deriva che – secondo i massimi giudici amministrativi -:

«
1. la tutela del paesaggio non è riducibile a quella dell’urbanistica, né può essere considerato vizio della funzione preposta alla tutela del paesaggio il mancato accertamento dell’esistenza, nel territorio oggetto dell’intervento paesaggistico, di eventuali prescrizioni urbanistiche che, rispondendo ad esigenze diverse, in ogni caso non si inquadrano in una considerazione globale del territorio sotto il profilo dell’attuazione del primario valore paesaggistico;
     
Oltre la tutela paesaggistica, quella naturalistica
   
2. l’avvenuta edificazione di un’area immobiliare o le sue condizioni di degrado non costituiscono ragione sufficiente per recedere dall’intento di proteggere i valori estetici o culturali ad essa legati, poiché l’imposizione del vincolo costituisce il presupposto per l’imposizione al proprietario delle cautele e delle opere necessarie alla conservazione del bene e per la cessazione degli usi incompatibili con la conservazione dell’integrità dello stesso;

3. ai fini della imposizione del vincolo paesaggistico, l’ambiente rileva non solo come paesaggio ma soprattutto come assetto del territorio, comprensivo financo degli aspetti scientifico – naturalistici (come quelli relativi alla protezione di una particolare flora e fauna), pur non afferenti specificamente ai profili estetici della zona;

4. in sede di imposizione del vincolo di tutela ambientale non è richiesta una ponderazione degli interessi privati unitamente ed in coerenza con gli interessi pubblici connessi con la tutela paesaggistica, neppure allo scopo di dimostrare che il sacrificio imposto al privato sia stato contenuto nel minimo possibile, sia perché la dichiarazione di particolare interesse sotto il profilo paesistico non è un vincolo di carattere espropriativo, costituendo i beni in questione una categoria originariamente di interesse pubblico, sia perché, comunque, la disciplina costituzionale del paesaggio erige il valore estetico-culturale a valore primario dell’ordinamento
».
     
     
 
   
   
 
      
 

APPROVATA UNA VARIANTE AL PTCP PROVINCIALE POCO INCISIVA:

SERVIVA PIU’ CORAGGIO

   

In data 15-2-2022 si è conclusa in sede di Consiglio della Provincia di Monza e Brianza la discussione relativa alla variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) per l'adeguamento alla soglia regionale di riduzione del consumo di suolo, così come definito nella Legge Regionale 31/2014.
La maggioranza di centrodestra ha approvato il testo della Variante al PTCP nella versione precedentemente adottata e con sole pochissime modifiche conseguenti all'accoglimento di alcune osservazioni. Il gruppo Brianza Rete Comune si è espresso con un voto contrario.

   

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP, di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva, il 28-3-2021, aveva protocollato una serie di osservazioni atte a rendere più stringente e incisiva la variante.
Le osservazioni presentate sono state controdedotte dai tecnici della Provincia e, purtroppo, respinte con la motivazione di non essere pertinenti e/o tecnicamente non accoglibili. Le controdeduzioni le trovi
qui. 
Un'impostazione tecnica rigida che non ha tenuto conto della necessità politica impellente di andare verso una riduzione significativa del consumo di suolo nella nostra Provincia.

Per poter dare voce alle nostre argomentazioni in sede di Consiglio Provinciale durante il momento di discussione delle osservazioni, delle controdeduzioni e della valutazione finale sui documenti della Variante, ci siamo interfacciati direttamente con i Consiglieri Francesco Facciuto e Giorgio Garofalo di di Brianza Rete Comune con cui abbiamo fatto un lavoro di approfondimento e commento sul nostro lavoro e anche su altri contributi.

 

Come era prevedibile, la Provincia di MB non ha saputo o voluto mettere in campo un provvedimento coraggioso e deciso per invertire la tendenza in un territorio dove il consumo di suolo, il degrado e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi continuano a un ritmo insostenibile, che nemmeno questi due anni di pandemia hanno frenato.
Con una superficie urbanizzata attualmente stimata al 51% e la previsione di un'estensione al 54%, è dunque sul 3% di nuove previsioni edificatorie e di nuova urbanizzazione che interverranno di fatto i complessi meccanismi di applicazione della soglia di riduzione regionale previsti nella Variante.
Per la Provincia, questa introduzione della soglia ha l’obiettivo di riduzione dell’indice di consumo di suolo nel 2025 del 1% (da 54% a 53%). Un valore irrisorio, decisamente insufficiente e puramente simbolico.
Il provvedimento di Variante approvato non è sufficiente per affrontare i gravi problemi ambientali e climatici che abbiamo di fronte.

Non possiamo infatti dimenticare che consumare nuovo suolo significa anche privarci dei servizi eco sistemici quali la riduzione della permeabilità dei suoli, le perdite di produzione agricola e di materiali, il minor contenimento dell'inquinamento e dell'erosione,la riduzione dell'assorbimento di CO2 e della capacità di mitigazione dei cambiamenti climatici la perdita di impollinazione etc che le aree libere e/o boscate offrono.

Il dibattito in Provincia ha portato anche all'approvazione di un OdG che chiede il rafforzamento del sistema di tutele della Rete verde di ricomposizione paesaggistica, degli Ambiti agricoli strategici (AAS) e degli Ambito di interesse provinciale AIP) agendo su aspetti quantitativi e qualitativi.
Per ora e fino alla programmazione e approvazione di altri provvedimenti normativi, rimane una mera "dichiarazione d'intenti" che necessiterà di atti applicativi dipendenti dalla volontà politica di chi amministra la  Provincia di MB.
    
     
   
Vedi documento  OSSERVAZIONI PRESENTATE
     
       
    
      
     
    
La legge regionale 8 agosto 1998 n. 14 stabilisce all’art. 33 che venga attivata una consulta per le attività estrattive per ciascuna Provincia     (al loro insediamento NDR)
     
     
 Allorché  le associazioni ambientaliste  scrivono alla Provincia di Monza e BRIANZA
     
 
 
 
Monza, 17 maggio 2021
 
Al Presidente della Provincia di MB  Luca Santambrogio

Al Segretario Generale  Sandro De Martino

Via Grigna 13 – 20900 Monza

 
 
  
Oggetto: richiesta di attivazione della Consulta cave in Provincia di Monza e Brianza
   
   
 
La legge regionale 8 agosto 1998 n. 14 stabilisce all’art. 33 che venga attivata una consulta per le attività estrattive per ciascuna Provincia. Infatti, ci risulta che nelle province di Lodi, Cremona, Città metropolitana di Milano, Lecco, Brescia e Mantova la consulta sia attiva. Nelle province di Pavia, Como, Varese, Sondrio, Mantova e Monza e Brianza la legge viene disattesa con grande nocumento per il territorio.

Come noto, La Consulta deve essere composta da:

a) il Presidente della Provincia o un suo delegato che la presiede;

b) tre esperti designati dalle organizzazioni sindacali di categoria;


c) due esperti designati dalle associazioni degli imprenditori del settore estrattivo;

d) due esperti designati dalle associazioni degli imprenditori edili;

e) tre esperti da scegliersi tra quelli designati dalle associazioni delle categorie degli
 operatori agricoli;

f) quattro tecnici qualificati nelle materie: mineraria, economico-giuridica, urbanistico-ambientale ed agronomica forestale, di cui almeno uno designato dalle associazioni riconosciute dal Ministero dell’Ambiente;

g) il sovrintendente ai beni archeologici della Lombardia o suo delegato.


Nella situazione attuale, non essendo costituita la Consulta cave, non si possono presentare proposte e osservazioni sull'argomento o su singoli casi. Pertanto, con la presente, si chiedono i motivi per cui tale Consulta non è stata ancora costituita in Provincia di Monza e Brianza o quali tempi si prevedono per la sua costituzione. In ogni caso, si chiede che tale Consulta venga attivata.
       
           
      Per il Coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP di MB  Giorgio Majoli
     
  
   
     
      
 
La Provincia risponde:
 
 
08 giugno 2021
   
Spett.le

Coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP di MB


c. a. Sig. Giorgio Majoli
     
    
Oggetto: richiesta di attivazione della Consulta cave in Provincia di Monza e Brianza –

Comunicazione.



In relazione alla Vostra nota in oggetto acquisita agli atti in data 17.05.2021 con prot. n. 21499, sentiti i competenti uffici, preliminarmente corre l’obbligo di precisare che la Consulta per le attività estrattive di cava prevista dall’art. 33 della l.r. 14/98:


- “…esprime parere sui piani delle cave, sulle loro modifiche e su ogni altro atto di cui ne sia richiesta dalla Provincia stessa”;


- viene convocata al fine di essere aggiornata sullo stato di attuazione del Piano Cave e per revisione del medesimo per l’adeguamento ad eventuali fabbisogni aggiuntivi rispetto a quelli già determinati.


Ne consegue che l’ambito di attività della consulta attiene:


ai pareri da rendere sui piani cave, loro modifiche e agli atti per i quali la Provincia stessa ritenga di interpellarla. Per vostra opportuna informazione si precisa che il vigente Piano Cave vedrà la sua scadenza nell’anno 2026;


il Piano Cave, una volta approvato da Regione Lombardia, non può essere variato se non in caso di fabbisogni aggiuntivi.

A tal proposito si fa presente  che negli ultimi anni i dati statistici raccolti dalla scrivente provincia vedono, di fatto, una contrazione significativa dei volumi escavati nelle cave presenti nel territorio di competenza.


 
Per quanto riguarda i controlli, come noto il soggetto competente è il comune di riferimento.

Alla luce di quanto sopra illustrato, si informa che la scrivente Provincia, procederà alla costituzione della Consulta in oggetto nei prossimi mesi e comunque certamente in tempi coerenti con la predisposizione del nuovo Piano cave provinciale.


Distinti saluti.


Il Presidente della Provincia


Luca Santambrogio
      
    
   
 
     
 
   
   

 
 PER COMUNICARE AL COORDINAMENTO  USARE LA MAIL