| Le ferite ecologiche
di DESIO |
| |
| |
| I
Discarica abusiva di via molinara Desio |
| torna alla pagina principale molinara |
| |
| DOCUMENTI E RASSEGNA STAMPA |
| |
| |
| |
| |
| 7 luglio 2010 | |
| |
| 5 luglio 2010 | |
| |
| 29 giugno 2010 | |
| |
| 22 maggio 2010 | |
| |
| 18 aprile 2010 | |
| |
| 12 aprile 2010 | |
| |
| 12 aprile 2010 |
|
| |
| 22 marzo 2010 | |
| |
| |
| 29 gennaio 2010 | |
| |
| 14 maggio 2007 | |
| |
| 31 maggio 2009 | |
| |
| 29 maggio 2009 | |
| |
| 30 aprile 2009 | |
| |
| 28 novembre 2008 | |
| |
| 15 ottobre 2008 | |
| |
| 29 settembre 2008 | |
| |
| |
| 29 settembre 2008 | |
| |
| 19 settembre 2008 | |
| |
| 18 settembre 2008 | |
| |
| luglio 2008 | DAI
PRELIEVI SONO STATI RITROVATI RIFIUTI PERICOLOSI IN PARTICOLARE
PLASTICHE CONTENENTI IDROCARBURI E TERRE CONTAMINATE DA PIOMBO E CROMO
(Polizia Provinciale di Milano) vedi documento |
| |
| |
| |
| |
| |
| INTERROGAZIONE PARLAMENTARE sette luglio 2010 |
| |
| |
| |
| |
| Interrogazione a risposta scritta 4-07944 presentata da On. PAOLO GRIMOLDI (lega nord ) mercoledì 7 luglio 2010, seduta n.349
|
| |
| GRIMOLDI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
|
| |
| - Per sapere - premesso che: |
| |
| nel settembre del 2008 nel territorio della città di Desio (MB), presso
la cava di via Molinara, è stato rinvenuto un traffico illecito di
rifiuti, controllato dalla 'ndrangheta, che ha portato all'arresto di 8
persone;
|
| |
| la polizia provinciale, che aveva avviato le indagini, aveva altresì
iniziato delle attività di analisi dei rifiuti, che si sono però
arenate per mancanza di fondi; |
| |
| il comune di Desio ha recentemente incaricato un esperto per valutare i
danni subiti dall'amministrazione comunale in seguito alla scoperta del
traffico illecito; da un primo esame sembra che serviranno almeno due milioni di euro per
bonificare la cava di via Molinara, ma si parla anche di tre milioni; |
| |
| la bonifica dell'area è assolutamente necessaria ed urgente perché,
oltre ai rifiuti generici e al materiale inerte (tra cui carcasse di
automobili), nella cava sarebbero sepolti rifiuti pericolosi, quali
cromo, eternit, piombo e metalli, tutte sostanze cancerogene;
|
| |
| sotto esame vi sono almeno 110 mila metri cubi di scavo abusivo, per
una profondità di circa 6 metri; in alcuni punti però ci sono buche che
raggiungono gli 11 metri;per capire quanto sia grande il danno per la salute dei cittadini,
occorre analizzare anche la falda acquifera, installando dei
«piezometri» a monte e a valle, e prelevare dei campioni di terreno
estratti ad una profondità che va oltre i 12 metri; |
| |
| al
momento non è stato ancora deciso chi dovrà pagare le
costose analisi e soprattutto le operazioni di bonifica
-: se intenda acquisire elementi in relazione alla bonifica
citata in
premessa in modo da tutelare la sicurezza dell'ambiente e della salute
delle persone. (4-07944) |
| |
| |
| |
| Desio, bonifica vicina per la cava ’ndrangheta |
| |
| da Il Giorno
articolo di ALESSANDRO CRISAFULLI 5 luglio 2010 |
| |
| Potrebbero bastare dai 6 ai 12 mesi, spesa prevista 2,5 milioni di euro
|
| |
| — DESIO —
POTREBBERO anche non essere «biblici», come temono in
tanti, i tempi per la bonifica della famigerata cava della ‘ndrangheta
di via Molinara, scoperta nel 2008 dalla Polizia provinciale con
l’operazione «Star wars» (nella foto un sopralluogo): 6/12 mesi,
secondo il consulente incaricato dal Comune di fare le analisi del
terreno per quantificare il danno in sede civile. |
| |
| Con
un costo considerevole di circa 2,5 milioni. Numeri che fanno un
po’ di chiarezza, sulla spinosa questione, anche se attualmente
è tutto vincolato a quanto deciderà la magistratura, che
tiene ancora sotto sequestro l’area e dovrà deciderne le
sorti (potrebbe rimanere in carico alla proprietà, finire al
Comune o anche essere espropriata dalla Pedemontana, che da queste
parti ha previsto la sua sede). E anche se resta l’incognita di
cosa ci sia nelle buche più profonde scavate
dall’organizzazione criminale che gestiva il traffico illecito di
rifiuti speciali, «visto che gli scavi si sono spinti anche sino
a quota meno dieci metri dal piano campagna - spiega Giuseppe Farina,
l’ingegnere incaricato dal Comune nella sua prima relazione -,
è da presumere che alle maggiori profondità siano stati
depositati i materiali più pericolosi e quindi da tombare
definitivamente». Fino a meno 3 metri, sono stati rinvenuti
rifiuti speciali non pericolosi, a parte dell’amianto e del
materiale inquinato da idrocarburi. Per andare a fondo l’esperto
ha chiesto di poter accedere alle analisi effettuate dalle
autorità competenti, anche per verificare la situazione della
falda acquifera, anche se a quanto pare non dovrebbe essere stata
intaccata. |
| |
| SAREBBERO fino a 120mila metri cubi i rifiuti seppelliti, «il dato più
ricorrente si fissa a circa 6 metri di profondità - spiega nella
relazione -, con vasche profonde anche 10-11 metri. Valutanto una
profondità media di 7/8 metri per una superficie di circa 15mila metri
quadri si può stimare un volume di circa 100/120mila metri cubi
asportati e rimpiazzati futrivamente con rifiuti». Nel caso che fosse
il Comune a dover ottemperare alla bonifica, e non il proprietario,
potrebbe accedere a fondi regionali e statali, avviando poi un’azione
risarcitoria. |
| |
| «Un intervento parziale ridurrebbe tempi e costi» |
| — DESIO —
SI POTREBBE VALUTARE una soluzione alternativa, alla
bonifica totale, secondo l’ingegner Farina. I materiali, dopo tutte le
verifiche del caso, e con un apposito piano concordato con l’Arpa,
potrebbero essere asportati solo in parte, con il cosiddetto metodo
capping, «che significa mettere in sicurezza l’area - dice il
consulente brianzolo scelto dal Comune - e monitorare costantemente la
falda con dei piezometri, per verificare che non ci siano
percolamenti». In questo caso si abbatterebbero tempi e costi, «si
starebbe anche in soli 3 mesi, se si decidesse per una bonifica
parziale, e la spesa sarebbe sicuramente inferiore».
|
| |
| |
| |
| 12 aprile 2010 |
| Cava 'ndrangheta è cancerogena Desio: 2 milioni per la bonifica |
| |
| Desio
- Non basterà un milione di euro per pagare la bonifica della
cava di via Molinara. Lo sostiene Giuseppe Farina, ingegnere consulente
incaricato dal comune per valutare i danni subiti dall'amministrazione
comunale in seguito alla scoperta del traffico illecito di rifiuti,
controllato dalla criminalità organizzata. L'operazione della
polizia provinciale che ha portato all'arresto di 8 persone è
del settembre 2008.
|
| |
| La nomina del tecnico è stata effettuata poche settimane fa, con una
delibera di giunta. Le analisi non sono ancora state fatte. Ma
l'esperto, che con la sua azienda “Farina Guido srl” si occupa anche di
bonifiche ambientali, ha già un'idea della situazione.
|
| |
| L'ingegnere conosce il caso, perchè ha già fornito la sua consulenza al
proprietario del terreno che confina proprio con la cava di via
Molinara. In quel caso, i danni subiti sono stati quantificati in circa 100 mila euro. “Per quanto riguarda il
comune, credo che la cifra sia da moltiplicare almeno per 20”. |
| |
| I lavori di consulenza inizieranno presto. “Bisogna fare in fretta,
perchè più si aspetta più la situazione peggiora”. Da chiarire,
innanzitutto, la natura del materiale nascosto sottoterra. “Oltre ai
rifiuti generici e al materiale inerte, ci sarebbero rifiuti
pericolosi, soprattutto cromo. E poi piombo e metalli. Tutte sostanze
cancerogene”. |
| |
| Per questo, secondo Farina, è importante individuare dove si nasconde
il materiale, per poi valutare che tipo di intervento fare, se una
bonifica integrale oppure una rimozione specifica, solo sulla parte di
terreno contaminato, da concordare con l'Arpa. |
| |
| Per il momento, sembrano escluse comunque infiltrazioni nella falda
acquifera: “La falda è molto più profonda rispetto agli scavi. Ci
vorranno circa 15 anni prima che le sostanze inquinanti penetrino nell'
acquedotto”. Niente però è da sottovalutare: “La situazione non va
presa sottogamba”. Il tecnico fa una prima valutazione sui costi della
bonifica totale: “Un milione di euro non basterà, servirà molto di
più”.
|
| |
| Al momento non è stato ancora deciso chi dovrà pagare. I responsabili
del disastro? Il proprietario del terreno? L'amministrazione stava
valutando anche l'ipotesi di accollarsi le spese, in cambio
dell'acquisizione dell'area. Tutti interrogativi ancora da risolvere.
Nei prossimi giorni inizierà il lavoro del consulente, che starà
attento alle spese. Anche le analisi, infatti, hanno un costo: “Per gli
esami ci vogliono circa 40 mila euro”.
|
| |
| Prima di intervenire, però, l'ingegnere vuole studiare la situazione:
la polizia provinciale aveva avviato delle analisi, che poi si sono
arenate per mancanza di fondi. “Bisogna consultare i risultati di
queste prime analisi, depositati in Procura. Poi si deciderà come
procedere”. Tra le priorità, quella di individuare le carcasse d'auto
che secondo le indagini sono state seppellite nella cava. P.F. |
| |
| da il Cittadino mb on line |
| |
| |
| |
| Lissone, arrestato l’uomo di collegamento nel Milanese
delle cosche del Reggino
|
| |
| April
12, 2010 by juble
da Il Giorno articolo di DARIO CRIPPA |
| |
| Arresto il pregiudicato Fortunato Stellitano Il traffico di droga
passava da Lissone |
| |
| — LISSONE —
«ALLORA domani pomeriggio ci facciamo una passeggiata...». Servono «un
paio di lattoni di pittura». Voglio «una macchina». «La ragazza» non è
arrivata puntuale all’appuntamento. E via così, nel linguaggio criptico
di una consorteria dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti su larga
scala.
Un meccanismo ben oliato, che riforniva di droga - cocaina soprattutto -
i canali brianzoli e milanesi. |
| |
| Il centro di approvvigionamento era nella provincia di Reggio
Calabria, fra Platì e Melito Porto Salvo. Ma le diramazioni, le enclavi,
puntavano talvolta molto più a Nord. E avevano come canale privilegiato
proprio la Brianza, a Lissone. Qui aveva la sua abitazione (e
un’impresa edile intestata al fratello) Fortunato Stellitano, «Nato» per
gli amici. Qui alle volte avvenivano gli incontri d’affari illeciti, le
cessioni. All’ospedale di Desio, dove era stato ricoverato per un breve
periodo nel 2005, aveva chiesto avvenisse un abboccamento
particolarmente urgente. E qui, nella sua casa al confine fra Lissone e
Vedano, sono andati a «prelevarlo» e arrestarlo l’altro giorni gli
uomini della Squadra mobile di Milano con i colleghi di Reggio Calabria
su mandato del giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria,
Adriana Trapani. Fortunato Stellitano, secondo l’inchiesta «Eremo» della
Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, era infatti
responsabile della «cellula operativa milanese». Originario di Melito
Porto Salvo ma residente in via Pacinotti 84/A a Lissone, 44 anni, si
occupava di rifornire il mercato milanese per conto di quella che è
stata definita «un’associazione strutturata gerarchicamente, dotata di
un ottimo livello di organizzazione, articolata in potenti consorterie
di narcotrafficanti, spesso consorziate tra loro, con collegamenti con
alcune delle principali cosche del Reggino». |
| |
| L’operazione della Dda di Reggio Calabria ha portato all’esecuzione
di 63 ordinanze di custodia cautelare (sulle 70 richieste) per reati che
vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico di
sostanze stupefacenti, vendita, detenzione, trasporto e cessione
illecita di cocaina, eroina, hascisc, marijuana. E nell’inchiesta, che
ha visto indagate complessivamente 165 persone, spicca ancora una volta,
secondo l’accusa, la presenza in controluce della ’ndrangheta: nomi
sospetti, dal boss Carmelo Iamonte, ritenuto a capo dell’omonima cosca
di Melito Porto Salvo (solo indagato) a quelli dei principali arrestati.
Fortunato Stellitano non era volto nuovo, visto che era finito in cella
nell’agosto di due anni fa nel corso di un’altra celebre operazione,
condotta allora dalla Polizia provinciale di Milano e denominata Star
Wars, che aveva consentito di scoprire fra Desio, Seregno e Briosco
alcune discariche abusive di rifiuti pericolosi gestite dalla
’ndrangheta. |
| |
| STAVOLTA però si parla, per l’appunto, di droga. Fortunato
Stellitano, assieme a Luigi Virgara, viene accusato di aver gestito
l’acquisto di importanti partite di cocaina destinata al mercato
milanese e a quello di Torino. A provarlo ci sarebbe la messe di
intercettazioni, telefoniche e ambientali, prodotta dagli inquirenti, e
che documenterebbe trattative, acquisto e cessione della droga. E in un
altro gruppo di indagati, che secondo l’accusa costituiva un’altra
cellula autonoma dell’organizzazione, «gestendo in proprio un “giro” di
spaccio al minuto», c’era un altro «brianzolo»: Emanuele Errante, 27
anni, residente a Concorezzo. |
| |
| Dalle discariche abusive agli stupefacenti ai clan: è nella nostra
provincia la Locride del Nord?
— MONZA —
«NEI TERRITORI della Provincia di Monza e Brianza ci sono infatti comuni
molto interessati dal fenomeno della ’ndrangheta, fra cui spicca in
modo eclatante quello di Desio, su cui c’è un’allerta superiore a quella
della media brianzola e nazionale».
Lo diceva un paio di settimane fa l’onorevole Paolo Grimoldi (Lega
Nord). E gli arresti dell’altro giorno (operazione Eremo) partiti da
Reggio Calabria per arrivare fino a Lissone starebbero lì a confermare
questi sospetti.
Fortunato Stellitano era volto già noto per il traffico di rifiuti nel
Desiano; nel filone dell’operazione «Eremo» è finito come indagato anche
il boss Carmelo Iamonte da Melito Porto Salvo; l’ultima relazione della
Commissione parlamentare antimafia e diverse informative dei
carabinieri indicano proprio negli Iamonte (e nei Moscato) il presunto
clan egemone operativo a Desio e dintorni... Coincidenze? Forse sì,
forse no. Intanto la Brianza si conferma, come cartina di tornasole di
un problema che esiste da tempo,il referente privilegiato di in un
importante traffico di droga che aveva come cardine un personaggio molto
particolare: Antonio Giuffrè, detto «il Barbiere», appena 36 anni (la
’ndrangheta sa rinnovarsi), nativo di Melito Porto Salvo.
Era lui il leader indiscusso di un impero del narcotraffico che, di
passaggio in passaggio, e di nome in nome, arrivava dalla Locride fino
al cuore del Milanese. Era qui che Tony Giuffrè, che era tutt’altro che
uno sprovveduto, puntava (stiamo parlando del 2005) a far arrivare buona
parte della «roba» di cui poteva disporre: perché solo al Nord si
potevano fare certi affari, solo qui c’era un mercato in espansione. E
per farlo Tony Giuffrè si affidava a personaggi fidati, senza disegnare
però incontri, sia in Calabria che in Lombardia, fra gli interlocutori
del nuovo impero della droga che voleva impiantare. |
| |
| I rifiuti della Gomorra brianzola: rispunta l’inchiesta «Star
Wars»
— DESIO —
QUANDO hanno dediso di andare ad arrestare Fortunato Stellitano, gli
uomini della Squadra mobile di Milano sono andati prima a prendere
informazioni da chi meglio di tutti poteva conoscerlo. E soprattutto
poteva avere contezza dell’esatta ubicazione e natura (una villetta a
schiera alla periferia fra Lissone e Vedano al Lambro) della sua
abitazione: gli agenti della Polizia provinciale di Milano, che
nell’agosto di due anni fa erano andati ad arrestarlo.
Fortunato Stellitano era infatti una delle otto persone finite in
manette due anni fa al culmine dell’operazione Star Wars, che aveva
scoperchiato - sono parole del generale Nazzareno Giovannelli,
comandante della Polizia provinciale di Milano - «una pentola in
ebollizione: la ’ndrangheta». «Star Wars» aveva consentito di scoprire
qualcosa che sino a prima era parso inimmaginabile, almeno nel nostro
territorio, uno scenario degno del libro-film Gomorra: camion che
viaggiavano tutta la notte per scaricare rifiuti, manovali tenuti in
piedi a dosi di cocaina, «monnezza» trasformata in denaro sonante. E
soprattutto terra rubata per fabbricare il calcestruzzo e le buche
riempite nottetempo con migliaia di metri cubi di rifiuti prodotti e
smaltiti illecitamente da aziende del Nord Italia. |
| |
| LE CIFRE erano spaventose: 65mila metri quadri di terreno sequestrati
fra Desio, Seregno e Briosco, 178mila metri cubi di rifuti (talvolta
pericolosi) seppelliti in buche profonde fino a 9 metri e larghe 50:
materiale edilizio, ma anche residui plastici derivati da lavorazioni
industriali contenenti idrocarburi, terre contaminate da piombo e cromo
derivanti dalla demolizione di siti industriali, di attività galvaniche e
conciarie. Un lavoro «colossale», che vedeva impiegati 12 Tir, 4
escavatori e 3 rimorchi, tutti sequestrati, per un valore complessivo di
due milioni e mezzo di euro.
«I criminali - spiegava la Polizia provinciale di Milano nel Report 2009
- effettuavano scavi paragonabili per dimensioni a quelli per la
costruzione della metropolitana milanese, a volte comprando o affittando
i terreni, altre volte e più curiosamente sottraendo terra». Gli agenti
provinciali ne sapevano qualcosa, visto che per arrivare a capo
dell’inchiesta si erano dovuti sobbarcare un superlavoro durato una
decina di mesi e che aveva fatto ricorso ai sistemi più sofisticati:
9mila ore di servizi di osservazione, pedinamento e controllo,
videofotocamere per la ripresa nella completa oscurità, dodici utenze
telefoniche intercettate, più di 45mila chiamate ascoltate, sistemi di
radiolocalizzazione satellitare, 20 accertamenti chimici urgenti per la
caratterizzazione dei rifiuti con l’impiego di un laboratorio tecnico
attrezzato. |
| |
| L’organizzazione, sospettata dagli inquirenti di essere vicina alla
locale brianzola del clan Iamonte e accusata di reati che vanno dal
furto alla ricettazione (i mezzi utilizzati erano spesso rubati),
dall’incendio doloso al possesso illegale di armi fino allo spaccio, non
è ancora uscita completamente dal processo. Un anno fa circa, però,
dall’inchiesta erano usciti quattro personaggi che avevano chiesto e
ottenuto di accedere al rito abbreviato o avevano patteggiato la pena.
Fra di loro Ivan Tenca, condannato con rito abbreviato a dieci anni di
reclusione e 30mila euro di multa; e poi Fortunato Stellitano, il
fratello Giovanni e Giulio Bralla, che avevano invece patteggiato
rispettivamente 4 anni, 3 anni e 6 mesi e un anno e 6 mesi di
reclusione. |
| |
| |
| |
| |
| Di Mario Portanova
(link
esterno con la rivista on line VORREI) |
| |
| |
| |
| 22 MARZO 2010 FACCIA A FACCIA Discarica via Molinara a Desio |
| 22 MARZO 2010 FACCIA A FACCIA Discarica via Molinara a Desio mp4 |
| |
| |
| |
| Discarica abusiva di via Molinara : Facciamo chiarezza |
| |
| dal periodico Città Desio 28 11 2008 |
| |
| Si
è molto parlato e scritto nelle ultime settimane della discarica
abusiva scoperta in via Molinara. Per fare chiarezza sulla vicenda,
abbiamo voluto utilizzare il testo di una mail alla quale il sindaco ha
risposto recentemente. Inoltre abbiamo anche sintetizzato a parte le
tappesalienti di quanto accaduto. |
| |
| Le tappe della vicenda 27 gennaio 2004:
la
Polizia Locale segnala nell’area di via Molinara la presenza di
opere edili in assenza di titolo o in difformità. |
| |
| Ottobre 2005:
il Servizio Ambiente ed Ecologia emette ordinanza di ripristino ambientale alla proprietà. |
| |
| Novembre 2005:
la
Polizia Locale comunica allo stesso settore tecnico la mancata
osservanza all’ordinanza ed effettua comunicazione di notizia
di reato (abbandono e deposito incontrollato di rifiuti sul suolo) alla
Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza a carico del
legale rappresentante della società proprietaria. |
| |
| Novembre 2007:
l’Arpa,
agenzia di Monza, comunica che, a seguito del piano d’indagine
preliminare presentato dalla proprietà per l’area in
questione e alla luce di un sopralluogo effettuato, emerge che
l’area è
da considerarsi potenzialmente contaminata e pertanto dovrà
essere
interessata da un piano di caratterizzazione. |
| |
| Gennaio e febbraio 2008:
sopralluoghi
della Polizia Locale e dell’Arpa, che accertano la presenza di
terra e mista ricavata da scavi di cui non si conosce la provenienza.
Identifica inoltre la presenza di persone che, a bordo di mezzi
d’opera, effettuano lo spianamento di cumuli di terra già
presenti sull’area. Viene effettuata l’ennesima
comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica.
|
| |
| 21 marzo 2008:
sequestro preventivo,disposto dal Sostituto Procuratore di Monza. |
| |
| 7 ottobre 2008:
la giunta comunale delibera di costituirsi parte civile nel procedimento penale. |
| |
| |
| |
| Desio, parco eolico sulla discarica della ’ndrangheta
May 29, 2009 by juble |
| |
| da Il Giorno articolo di ALESSANDRO CRISAFULLI |
|
— DESIO — DA
DISCARICA DELLA ’NDRANGHETA, cimitero di rifiuti inquinanti di
ogni tipo, a parco eolico, fruibile dai cittadini, vivo simbolo di
lotta alla malavita organizzata. Da problema attuale a risorsa futura.
E’ questa la trasformazione che il Comune di Desio vuole attuare
nell’area di via Molinara, epicentro del traffico illegale di
rifiuti in Brianza. Un piano ambizioso, ma con spunti concreti,
destinato a far nascere sul territorio il primo collettore solare
capace non solo di fornire istantaneamente energia elettrica e acqua
calda agli edifici pubblici e privati della città, come
può fare un impianto fotovoltaico, ma anche di accumularla per
altri scopi. Il progetto già c’è, è quello
con il quale il Comune ha partecipato, e vinto nella categoria Energia
e Ambiente, il Bando per Expo 2015 della Provincia di Milano: si chiama
Helios 2015, ha come capofila il Consorzio Energia Teodolinda e conta
10 partner. Mira a realizzare il primo prototipo al mondo di una nuova
tecnologia di collettore solare, che permetterebbe di fornire energia
elettrica ad un certo numero di edifici con la possibilità anche
di accumularla. Con l’obiettivo di conseguire un costo
unitario di produzione molto ridotto rispetto alle attuali “best
practice” fotovoltaiche. «Il Comune non tirerà fuori
un soldo - spiega l’assessore - perchè i 500 mila euro
necessari saranno sostenuti dai privati. Sarà un impianto di 100
metri per 10, tutto il resto sarà a parco pubblico: abbiamo
già l’accordo di massima con il Consorzio per realizzarlo
in via Molinara, anziché in via Agnesi, dove era inizialmente
previsto».
MA PRIMA CI SONO da risolvere problemi non
indifferenti per l’area sotto sequestro. «Abbiamo deciso di
costituirci parte civile, per avere il risarcimento danni, anche contro
il proprietario dell’area - annuncia La Spada -. Chiederemo a lui
la bonifica, altrimenti, e questo è il nostro obiettivo,
diventeremo noi proprietari dell’area e metteremo il vincolo di
uso a parco. Entro fine anno dovrebbe essere dissequestrata. Contiamo
che per il 2012 il collettore possa funzionare».
Con i primi 50.000 euro sarà avviata la bonifica I
PRIMI 50 MILA EURO, che la magistratura ha stabilito come risarcimento
danni nella prima fase del processo contro i colpevoli della discarica
della ndrangheta, sono stati vincolati: «Serviranno proprio per
il recupero ambientale della zona – spiega La Spada – fanno
parte di una variazione di bilancio che stiamo per approvare».
Resta ancora da capire chi dovrà sostenere i costi per
bonificare completamente l’area a ridosso della Valassina. |
| |
|
|
| |
| Pedemontana delle discariche Desio: ben due sul tracciato |
| |
| da Il Cittadino di MB on line |
| di Egidio Farina 29 01 2010 |
| |
| Desio
- Il definitivo passo verso l’approvazione del progetto e la
realizzazione della Pedemontana si è compiuto il 19 gennaio.
E’ la registrazione della Corte dei Conti delle prescrizioni e
delle raccomandazioni avanzate dal Cipe lo scorso novembre. Ora
potranno iniziare i lavori, che interesseranno anche la nostra
città. E’ ancora presto per prevedere quando i cantieri si
apriranno e quando le ruspe cominceranno gli scavi. Ma intanto si
mettono a fuoco le prescrizioni del Cipe. |
| |
| Tra
queste, al punto 153 si parla di aree contaminate, ambiti di cava,
terre e rocce da scavo. Il Comitato impone a Pedemontana di aggiornare
le tabelle dei siti contaminati che si trovano sul percorso. Di aree
contaminate la nostra città è ricca, la rendono famosa in
tutta Italia. La più contaminata, per quanto se ne sa, è
quella di via Molinara, tuttora sotto sequesto, dove la
’ndrangheta ha scelto di sotterrare i rifiuti tossici trattati da
qualcuno dei suoi clan.
|
| |
| La
bonifica non è ancora per niente partita, quindi è ben
lontano il momento in cui si saprà cosa c’è
esattamente sotterrato lì sotto, a che livello è arrivato
l’inquinamento del suolo, se la falda acquifera è stata
intaccata, chi, quando e come provvederà allo sgombero.
L’area è certamente interessata al passaggio di
Pedemontana. La direzione della Spa ha addirittura scelto quella zona
per la costruzione del suo centro direzionale. Staremo a vedere come
concilieranno i tempi degli uni e degli altri.
Ancora
al punto 153 si aggiunge che alcuni siti contaminati sono già
stati conclusi (dice proprio così: conclusi). Ne cita due, come
esempio: la piattaforma ecologica di Cesano Maderno e Interpiume di
Desio. Interpiume ha la sede in via Filippo da Desio, poca distanza
dall’area di via Molinara. Cosa c’era ad Interpiume? Da
cosa è stata ripulita? Cosa si è concluso? Lo abbiamo
chiesto a Pedemontana, ma la risposta non è ancora giunta.
A
Pedemontana abbiamo chiesto pure se nella nuova mappa appare già
l’altra discarica abusiva, quella di San Carlo, la cui storia
è venuta alla luce la scorsa settimana, dopo la delibera di
Giunta di costituirsi parte civile nella causa intentata ai proprietari
del terreno incriminato, che si trova molto vicino al tracciato
dell’autostrada, nei pressi del vecchio quagliodromo.
Lì
è prevista la stazione di servizio, la cui superficie il Cipe
impone di ridurre del 30 percento rispetto al progetto iniziale. Il
lavoro di aggiornamento delle tabelle da parte di Pedemontana
porterà alla luce nuove discariche in Desio?
Egidio Farina |
| |
| |
| |
|
Spari e roghi contro chi non voleva cedere i
terreni Le discariche della 'ndrangheta: otto arresti
Rifiuti tossici, indagati 20 imprenditori. I siti
sequestrati a Desio, Seregno e Briosco. Cocaina a camionisti e operai |
| |
| Il ristorante, chiuso per ferie, a Mariano Comense gliel'avevano
aperto apposta per lui, era ferragosto e Fortunato Stellittano doveva
festeggiarlo con la famiglia. Stavano al dolce quando gli agenti fecero
irruzione. «Non vorrete rovinarmi la festa? Sediamoci — invitò, in testa
un berretto da baseball — beviamo il limoncello, finiamo il pranzo».
Finì che Stellittano, 43enne, uno dei tanti figli della forte
'ndrangheta che vive e mangia in Brianza, senza tante menate fu portato
via. Oltre a lui, ne ammanettarono sette. Compreso uno che, a blitz
scattato, nelle intercettazioni telefoniche bestemmiò presagendo
l'imminente cattura: «Ma mica me l'avevi detto che con i traffici di
rifiuti ti mettevano di galera». |
| |
|
Traffici di rifiuti. Piombo, cromo, idrocarburi. Veleni che
aziende lombarde, specie bergamasche (una ventina i titolari indagati),
anziché affidare a società per smaltirli secondo le norme, giravano a
Stellittano. Il quale, a prezzi sottomercato, provvedeva. E sotterrava
in campi di Briosco, Desio e Seregno. I veleni andavano interrati in
prati con la compiacenza dei proprietari, convinti con le buone o le
cattive. Le discariche abusive, se messe una al fianco dell'altra erano
grandi come 10 campi di calcio e ospitavano in totale 178mila metri cubi
di rifiuti.
|
| |
| Eccoli, i numeri della «Star Wars», l'operazione della
polizia provinciale che, comandata dal generale Nazzareno
Giovannelli, con quest'azione compie un salto di qualità, alla faccia
dei detrattori che l'associano alla guardia di parchi e torrenti, e
basta. E invece, invece il giro scoperchiato è grosso. Le accuse del pm
Giordano Baggio dicono anche: armi, incendio doloso, furto,
ricettazione, droga. |
| |
| Armi e roghi per far paura a ritrosi proprietari di terreni
o abitanti pronti a dare l'allarme; il furto e la ricettazione
riguardavano camion ed escavatrici che dopo l'uso erano rivenduti in
Romania; quanto alla droga, la cocaina «era data a camionisti e operai»
che tiravano per tirare l'alba. Per non addormentarsi, o pretendere una
pausa-riposo. Del resto, certi fine-settimana (l'attività avveniva tra
venerdì e domenica), nello stesso posto gli agenti hanno contato cento
camion, che scaricavano a ritmo vorticoso tonnellate di veleni, sotto
l'occhio di sentinelle sulle montagnette dei rifiuti. |
| |
| Cento camion che attraversavano Briosco, Desio e Seregno.
Un frastuono e un traffico che possibile non s'accorgesse nessuno? E
possibile che nei Comuni, gli uffici tecnici fossero all'oscuro di
quanto accadesse sui propri prati? E i sindaci Giampiero Mariani (Desio)
e Giacinto Mariani (Seregno), di centrodestra, e Andrea Folco (Briosco,
centrosinistra)? E i vigili? Ispezionavano? L'inchiesta, corposa, è
ancora embrionale. Magari si servirà del rafforzamento d'organico della
polizia provinciale annunciato dall'assessore alla Sicurezza Alberto
Grancini. Che ha sottolineato il peso, nel Milanese, della 'ndrangheta:
«Non si limita a comandare il mercato della droga, ma cerca ovunque
solide basi». Si ricicla. Investe. Ha aziende. Stellittano è uomo da
carcere per 416 bis, l'associazione a delinquere di stampo mafioso. A
luglio, gli agenti presero suo fratello Giovanni, fratello pure negli
affari sporchi dei veleni. Per quaranta giorni e quaranta notti, si
diede alla latitanza: tornò per ferragosto, Fortunato, e alla festa alla
quale per niente al mondo avrebbe mancato, gli han fatto la festa. |
| |
|
Andrea Galli 19 settembre 2008 |
| Corriere della Sera |
| |
| |
| |
| Data: 18 settembre 2008 |
|
|
| |
| torna alla pagina principale molinara |