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DESIO 2 MARZO 2009
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| CONSIGLIO COMUNALE APERTO |
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TERMOVALORIZZATORE DI DESIO: TRA
PRESENTE E FUTURO |
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| ( parte prima) | | | Sindaco Giampiero Mariani | | | |
Vi ringrazio della vostra presenza, vedo
che tanti cittadini hanno aderito a questa nostra proposta, vuol dire
che è un argomento molto interessante, perché normalmente i nostri
Consigli Comunali si svolgono con la presenza di 10-20 persone
massimo, mentre questa sera ne vedo parecchie. Mi fa molto piacere
vedere tale partecipazione. Ringrazio soprattutto anche per la loro
presenza gli Assessori Provinciali presenti, dottoressa Bruna
Brembilla, che è arrivata in ritardo, ma arriva da Milano, e quindi… | |
…dall’altra
parte di Milano, quindi bisogna darle anche… e l’assessore Gigi
Ponti, con i miei colleghi Sindaci, il Sindaco di Varedo, Sindaco di
Nova, Sindaco di Bovisio, purtroppo il Sindaco di Cesano, per impegni
sopraggiunti all’ultimo momento, non può essere presente.
Ringrazio anche il Presidente della BEA, Brianza Energia Ambiente,
l’amico Copreni. L’argomento, come dicevo prima, è già stato
introdotto dal Presidente del Consiglio Comunale: termovalorizzatore
di Desio, tra presente e futuro. E’ un tema, così come dicevamo,
di grande attualità, molto importante per la gestione e lo
smaltimento dei rifiuti nel contesto della nuova Provincia di Monza e
Brianza, che andremo ad attuare a breve, e nel contesto del Piano
Provinciale di Milano, recentemente adottato. Un tema a cui gli
amministratori dei Comuni aderenti alla società BEA, insieme alla
Provincia di Milano, maggiore azionista all’interno di questa
S.p.A., hanno sempre prestato una notevole attenzione, si ha sempre
un grande timore di trovarsi in un’emergenza rifiuti, com’è
successo - e questo l’abbiamo tutti notato - in altre parti del
nostro Paese, con le conseguenze che tutti abbiamo conosciuto. Siamo
qui, stasera, a raccontare ai nostri cittadini le nostre scelte.
Siamo qui per un grande senso di responsabilità che ci
contraddistingue, abbiamo voluto il confronto, convinti della
validità delle nostre scelte. Scelte che… e dobbiamo dire per
nostra fortuna, risalgono al lontano 1973, quando la lungimiranza di
quegli amministratori e dei tecnici comunali e provinciali ponevano
le basi per la costruzione e la gestione di un impianto di
incenerimento rifiuti al servizio della Brianza. Successivamente, con
importanti ristrutturazioni, ci fu la trasformazione da inceneritore
a termovalorizzatore, producendo dapprima energia elettrica,
successivamente teleriscaldamento, portando tale servizio in alcuni
Comuni limitrofi: Desio, una parte di Varedo, una parte di Bovisio.
Però il nostro obiettivo è quello di attivare e fornire questo
sevizio a tutti i Comuni partecipanti, partendo da Nova, partendo da
Cesano, da Lentate e così via via fino a raggiungerli tutti.
L’ottimizzazione del processo di smaltimento dei rifiuti solidi
urbani contribuirà a ridurre notevolmente il grado di inquinamento
prodotto dal riscaldamento, di cui ogni singola abitazione oggi è
dotata, sia essa piccola o grande. Dopo più di trent’anni, da
quando è stato costruito il primo inceneritore, siamo chiamati a
nuove scelte, scelte a salvaguardare la salute, a creare un ambiente
sicuramente meno inquinante. Per ottenere questo è indispensabile un
intervento radicale, che prevede la sostituzione dell’attuale
impianto, ormai obsoleto, dopo trent'anni di | | |
attività, quindi
la sostituzione, non il raddoppio dell’attuale. Sostituzione vuol
dire abbattimento dell’attuale e costruzione del nuovo. Il nuovo
impianto deve essere in grado di eliminare le procedure inquinanti,
nel contempo fornire servizi, come la produzione di energia
elettrica, teleriscaldamento, mantenendo inalterata la quantità di
rifiuti massima smaltibile, così come assegnata dalla Regione
Lombardia e prevista anche nel Piano Provinciale… questa
assegnazione di materiale smaltibile è ancora un’assegnazione
pervenuta già dal lontano 1975, quindi nulla è cambiato e nulla
cambierà. In sostanza vogliamo creare i presupposti per un impianto
migliore, un impianto in grado di far fronte alle richieste del
territorio, un impianto più redditizio e sicuramente meno
inquinante, se non inquinante zero. Mi fermo qui. Mi fermo qui, per
dare spazio sicuramente ad interventi più qualificato degli
amministratori pubblici presenti, mi rivolgo in special modo agli
Assessori, e soprattutto anche del Presidente della BEA, Copreni, dei
suoi tecnici, che entreranno nello specifico argomento. La nostra,
ribadisco, è una scelta politica meditata, soppesata in tutte le sue
sfaccettature, perché siamo noi stessi, utenti e cittadini di questo
territorio, nel quale svolgiamo la nostra attività con
consapevolezza, e nel quale viviamo con le nostre famiglie, così
come tutti i cittadini di Desio e degli altri Comuni che fanno capo
alla BEA. Questo è sicuramente il nostro intendimento, questa è la
nostra strada, per cui abbiamo scelto. | | | |
Assessora all'Ambiente della Provincia di Milano BRUNA BREMBILLA | | | |
Come molti
sanno, anche se non tutti i cittadini che sono presenti questa sera,
la Provincia di Milano ha avuto, da pochi mesi, l’approvazione
definitiva del proprio piano rifiuti, del Piano Provinciale. Questo
piano è imperniato sulle famose tre “R” della buona gestione
dello smaltimento rifiuti, che sono: la riduzione della produzione
dei rifiuti, la raccolta differenziata ed il riutilizzo dei
materiali. Che cos’abbiamo voluto affermare con questi tre
principi, con questi tre percorsi? Prima di tutto che i rifiuti sono
da diminuire, e questo… pensando di andare un po’ controcorrente,
perché negli ultimi anni nella Provincia di Milano la produzione dei
rifiuti invece è andata in incremento. Quindi ridurre con azioni che
portino alla riduzione. Faccio un esempio per tutti: la riduzione
degli imballaggi, ad esempio, l’altra nostra azione è quella di
incrementare la raccolta differenziata, quindi riciclare i rifiuti,
ed un aumento che porterebbe la raccolta differenziata in Provincia
di Milano al 52%. Un obiettivo molto significativo, un obiettivo
importante, un obiettivo raggiungibile, ma con un impegno da parte
del Comune più grande della Provincia di Milano, che è la città di
Milano. Il terzo obiettivo… allora: ridurre, incrementare la
raccolta differenziata, riutilizzare e quindi trasformare i rifiuti
da materia a materia, poi da materia in energia. L’obiettivo
generale che il piano si è dato è quello dell’autosufficienza.
Oggi io parlo in uno dei Comuni della Provincia di Monza e Brianza,
ma il piano è stato elaborato, adottato dal Consiglio Provinciale di
Milano e, in fase definitiva, dalla Regione Lombardia, è un piano
articolato sui due ambiti territoriali, gli obiettivi che io ho
indicato prima sono identici per Milano e per Monza e Brianza. E
l’obiettivo chiave è quello della tendenziale autosufficienza
provinciale nello smaltimento dei rifiuti. Che cos’abbiamo detto?
Abbiamo fatto una scelta di grande responsabilità, di assunzione di
responsabilità rispetto ad un tema, quello dello smaltimento
rifiuti, non dicendo: va beh, noi produciamo rifiuti poi altri
territori vedranno come provvedere allo smaltimento, ma la scelta di
dotare il territorio degli impianti necessari allo smaltimento,
perché: sì azioni per ridurli, sì azioni per il riutilizzo, la
raccolta differenziata il più possibile di, sì all’abolizione
delle discariche, sì però poi anche ad un’adeguata dotazione
impiantistica, per quanto riguarda gli impianti di trattamento e di
smaltimento rifiuti, che vanno dagli impianti di compostaggio agli
impianti di termovalorizzazione. Cosa dice il piano? Io ho avuto modo
già di esprimermi in altre sedi, voglio questa sera riprendere
questo argomento. Il piano dice sostanzialmente, sugli impianti, tre
cose: la prima, che devono essere realizzati il più possibile vicino
al luogo dove i rifiuti si producono. Significa che non si pensa ad
un grande mega impianto per l’intera Provincia, rifiuti che vengono
trasportati sul territorio provinciale. Primo criterio. Secondo
criterio: non si vuole avere una proliferazione, però, di impianti,
tanti impiantini distribuiti nei territori provinciali, ma un
dimensionamento degli impianti medesimi, che renda possibile una
realizzazione di nuovi impianti, se non avendo prima sperimentato la
possibilità del potenziamento dell’impiantistica esistente. Questo
prevede il piano. Ad esempio l’impianto di Trezzo sull’Adda è uno
degli impianti che può essere ampliato. Per quanto riguarda la
tecnologia, quale tecnologia? | | | |
Il piano dice molto chiaramente e molto
esplicitamente, c’è una sezione dedicata all’impiantistica, che
debba essere sperimentata la migliore tecnologia, la più avanzata
tecnologia, quella che ha un minore impatto ambientale. Io ora la
dico a spot, vi posso assicurare che non è scritto così, sono tra
l’altro atti consultabili da tutti i cittadini, perché sono atti
pubblici, vi è proprio una precisazione, un’articolazione, dice
cosa si intende per “migliore tecnologia”. Per quanto riguarda
questo… l’impianto di cui stiamo parlando questa sera, è un
impianto che era… che è previsto nel piano rifiuti della Provincia
di Milano, è un impianto che risponde ad una esigenza del territorio
di Monza e Brianza, tra l’altro non va a rispondere in modo
esaustivo al bisogno di impiantistica dell’intero territorio di
Monza e Brianza. Se vale come noi abbiamo proposto, ed è stato
adottato dal Consiglio Provinciale, il principio della tendenziale
autosufficienza, oltre che per Milano, anche per Monza e Brianza.
Questo è, in breve sintesi, il contenuto del nostro piano. Io mi
fermerei qui, perché credo sia più opportuno, anche ascoltando il
dibattito, poter, se si renderà necessario, riprendere la parola per
dare risposte o contributi, se si rendono necessari, durante il
dibattito. | | | |
ASSESSORE PROVINCIA DI MILANO GIGI PONTI | | | | | | |
Credo che sia importante, questa sera, svolgere un
percorso, in termini di riflessione, che tiene conto, senz’altro,
delle peculiarità della nostra nuova realtà, che è quella della
Provincia di Monza e Brianza, partendo innanzitutto dalla questione
legata al tema della produzione dei rifiuti. Ricordava brevemente
prima Bruna Brembilla che l’organizzazione del piano legato alla
quantificazione dei rifiuti e la loro gestione, ha già tenuto conto
di una valutazione specifica in termini di bisogno e di zonizzazione.
Di fatto il piano della Provincia di Milano già contempla la nascita
della Provincia di Monza e Brianza, che di suo ha una caratteristica
legata alla capacità più alta, in termini di percentuale della
Provincia di Milano, in termini di raccolta dei rifiuti
differenziati. Poco fa con il Sindaco, appunto, si ricordava che a
fronte del 52% della media provinciale siamo, in realtà, nelle quali
la media viaggia tra il 64 ed il 68%. Quindi in una condizione per la
quale è stato fatto uno sforzo e ci troviamo in una delle realtà
del sistema paese più avanzate, dal punto di vista dell’applicazione
dei principi che sono stati riassunti nelle tre “R” da Bruna
Brembilla. Questo è legato ad un percorso che considera ovviamente
anche il passato, perché quest’oggi ci interroghiamo rispetto al
presente ed al futuro, ma come ricordava il Sindaco, la storia di
questo impianto, ma la storia della gestione dei rifiuti è una
storia che arriva da lontano, che è legata anche ad una
responsabilità specifica da parte degli amministratori, di fronte ad
una necessità, ad un bisogno specifico. Mi sembra opportuno
ricordare, risottolineare anche quanto è stato detto in chiusura,
nel senso che quest’area della Brianza in definitiva è servita,
per quanto riguarda gli impianti, da due impianti di riferimento,
perché l’impianto sul quale gravita la zona est della Brianza, il
Vimercatese, normalmente è coperto da parte del forno di Trezzo. Ma
qui mi permetto di inserire una questione che io considero
particolarmente rilevante, nel senso che al di là delle
caratteristiche di questi due impianti, e al di là del potenziale
specifico, noi oggi ragioniamo di un impianto che è di proprietà
pubblica, perché di questo parliamo in Desio, mentre invece per
esempio il forno di Trezzo è un forno privato. Mi fermo qui per una
breve riflessione, nel senso che ho sempre considerato, anche nel mio
percorso di Sindaco, prima di avere questa responsabilità, che in
alcuni settori è particolarmente importante avere condizioni per le
quali il pubblico ha un ruolo di proprietà o di gestione. Questo è
uno dei casi specifici, perché è evidente per tutti che tutti noi
tendiamo, nel momento in cui si realizza un impianto o se ne
ammoderna uno, a trovare le migliori soluzioni possibili, e tutti
ovviamente siamo portati ad un percorso per il quale la differenziata
deve essere una differenziata spinta, nel senso che deve essere
portata ai limiti estremi, in modo tale cheIL BUGIARDINO DEGLI ADORATORI DEL FUOCO inceneritori & informazione... come infinocchiare i cittadini si conferisca il meno
possibile, ma il fatto di sapere che la chiave, il bottone è in mano
al pubblico, io penso che sia una garanzia senz’altro importante
per tutti, in parte sotto il profilo del controllo, ma anche perché
la sua attivazione o disattivazione comunque è nelle mani di chi ha
una responsabilità che viene comunque assegnata a dei cittadini.
Un’altra questione che mi sembra molto importante è la seguente:
evidentemente il tema del forno è un tema che ha creato i
presupposti per i quali in queste aree non vi fosse una
proliferazione di discariche, a differenza che in altri contesti. Il
concetto che è stato espresso in modo molto chiaro anche all’interno
del Consiglio Provinciale e che è quello che tende alla maggior
limitazione possibile di questa condizione, delle discariche, è,
credo, una questione che dobbiamo tenere molto ma molto ben presente
anche qui da noi, nel senso che abbiamo ovviamente presente sul
territorio delle situazioni, anche di criticità, legate ad un
passato non necessariamente di questi impianti, che hanno portato ad
avere anche dispersioni sul territorio causata da attività di natura
produttiva, non mi riferisco ovviamente al tema dei rifiuti, che
hanno creato ovviamente dei problemi. Sappiamo di vivere, tra
l’altro, su un territorio che ha una densità in termini di
residenti particolarmente ampia. Credo quindi che sia assolutamente
difficile immaginare, a meno che si creino condizioni assolutamente
particolari, che sul territorio si possa immaginare, a fronte di
dismissione di impianti, di realizzare delle discariche. Non credo
che in questo momento ci siano Comuni che possano accettare o si
candidino, possano valutare questa ipotesi, anche se ovviamente non
mi sento di escludere nulla, faccio solo un ragionamento che è
legato ad una consta stazione, assolutamente pratica, e ad una
visione legata all’esperienza ed alle condizioni nelle quali noi
stessi ci troviamo. Quindi il ragionamento ed il percorso che è
stato fatto in questi anni, particolarmente quelli a partire dal
2003, 2004, quando si è cominciato a ragionare ad un impianto nuovo,
ovviamente non può essere disgiunto da un percorso di natura più
complessa, innanzitutto quello per il quale con il supporto delle
Amministrazioni Comunali, soci ovviamente della società di oggi e
del Consorzio prima, si è incentivato nel maggior… nel miglior
modo possibile il tema della raccolta differenziata anche tramite le
società di raccolta. Si è lavorato molto su standard di qualità
anche legati alla raccolta dell’umido, un’altra delle questioni
che dal mio punto di vista sono particolarmente importanti e, visto
che parliamo di questo argomento, una delle questioni sulla quale
bisognerà fare un passo in avanti, perché su questo territorio c’è
un deficit che è legato ad un’ordinanza regionale, che non è
stata assolta nel tempo, ma che è, diciamo così, adeguato e può
essere adeguato, meglio, con un impianto che dovrà essere realizzato
probabilmente nella realtà di Cesano, nel senso che lì è stata
individuata un’area dove si può portare una raccolta avanzata con
particolari standard di qualità in un’area che potrebbe essere
adeguata, e che oggi è all’attenzione di tutti. Questo, appunto,
per sottolineare che noi oggi parliamo del tema legato all’impianto,
ma di fatto parliamo di raccolta differenziata, di una raccolta
differenziata che è fatta ovviamente di materiali tra loro diversi,
alcuni riciclabili, altri invece utilizzabili solo a determinate
condizioni, poi Copreni dirà qualche numero in più, una condizione
per la quale ultimamente ciascuno ha cercato di portare il miglior
contributo possibile con la situazione che dicevo prima, cioè
garantire comunque in prospettiva che la proprietà di questo
impianto sia una proprietà di natura pubblica. Ora questo percorso è
stato avviato, è un percorso che ovviamente ha bisogno di essere
seguito con responsabilità, che deve essere accompagnato da una
ulteriore capacità anche tecnica nell’andare a trovare le migliori
soluzioni possibili, tutte quelle che ci sono in un determinato
momento e possono essere tecnicamente collaudate e collaudabili,
devono essere ovviamente ricercate, nel senso che sappiamo tutti che
ogni volta abbiamo delle opportunità nuove, magari anche migliori. E
così come quando ci siamo trovati, l’ultima volta, nel Consiglio
della BEA, con il parere da rendere da parte della Provincia di
Milano, in quel momento la Provincia di Milano ha chiesto, posto che
era responsabilità ovviamente di tutti, ha chiesto che le migliori
tecnologie venissero assolutamente applicate anche a questo impianto,
così come doveva essere. Questo lo dico perché sotto questo profilo
i tecnici, che hanno dato un contributo specifico in funzione della
loro professionalità, hanno espresso un parere che non era per
niente politico, era esattamente un parere di natura tecnica che è
stato portato sull’argomento. Ora io credo quindi che questo tema
sia un tema articolato, dove dentro c’è anche la vicenda di un
impianto, un impianto che per fortuna è pubblico, un impianto che
sta dando anche un suo contributo rispetto ai temi dell’impatto,
perché teleriscaldamento piuttosto che il campo fotovoltaico sono
due passaggi, io credo, importanti, che avrà bisogno di essere
seguito, nel senso che io non credo che la riunione di questa sera
sia risolutiva di tutti i temi e le questioni aperte, si continuerà,
si dovrà seguire con la maggiore attenzione questo percorso e
laddove vi sarà la possibilità di registrare delle proposte o dei
suggerimenti di natura tecnica interessanti, questi necessariamente
dovranno essere valutati con la responsabilità e l’impegno da
parte di tutti noi. Questo è un po’ lo spirito con il quale io
credo si deve accompagnare la realizzazione di un impianto, di una
realtà che ovviamente assiste - e lo ripeto anch’io e poi davvero
chiudo - ad un principio che io credo assolutamente sacrosanto, e
cioè che chi produce i rifiuti se li gestisce. Questo è un
passaggio di civiltà, per il quale alcuni vantaggi possono essere o
devono essere poi compensati, perché alcuni vantaggi non devono
andare a danno o a debito di qualchedun altro, che non ha concorso ad
avere situazioni, diciamo così, di questo tipo. Mi permetto di
ringraziare anche chi sta lavorando su questo argomento, e
particolarmente chi porta un contributo anche scientifico importante,
che serva ad orientare quelli che sono degli indirizzi che insieme
cerchiamo di prendere, convinti che il bene pubblico sia fatto anche
di dialogo e di capacità, di interpretazione. | | | | |
PRESIDENTE COPRENI | | | La Brianza Energia Ambiente, innanzitutto, è arrivata a questa
scelta, di individuare il rifacimento dell’attuale impianto, non
tanto perché c’era un’emergenza rifiuti, noi l’abbiamo
dimostrato negli anni, già nel 1994, non solo abbiamo progettato, ma
abbiamo anche realizzato tre piattaforme ecologiche controllate, dove
di fatto, avuto l’abbrivio di tutto il sistema di raccolta, prima
sulla Valle del Seveso e poi con le aziende municipali di Desio e di
altri Comuni che erano già strutturati per poter attuare in modo
sinergico tutte le differenziate, per cui prima ancora della Ronchi,
del ’97, per cui durante la famosa 134, poi Legge 21 della Regione
Lombardia, l’allora Consorzio, proprio per evitare l’emergenza,
perché questo territorio non ha mai sofferto di emergenza, non tanto
perché c’era l’inceneritore di Desio, non ha mai sofferto
l’emergenza dei rifiuti perché i Sindaci, e gli Assessori
all’Ecologia, non tanto perché avevamo solamente il pollice verde,
ma perché ci credevamo in quello che stavamo facendo, abbiamo
attuato in modo estremo le raccolte differenziate, coinvolgendo
direttamente i cittadini. E queste scelte erano state fatte
soprattutto per non avere ulteriori aggravi di costo con situazioni
più o meno paventate, dai vari operatori ecologici che fornivano
impianti, proprio perché noi consideravamo uno spreco, uno spreco di
denaro. Tant’è vero che i cittadini hanno risposto in modo
corretto e già nel lontano ’95–’96 - ci sono proprio tutti i
dati statistici - quello che l’assessore Gigi Ponti e l’assessore
Brembilla avevano sottolineato, l’importanza della tracciabilità
del rifiuto, che è una cosa importantissima, bene, permetteva di
individuare dei risultati di eccellenza che ha portato, negli anni
successivi, ad avere oltre che un ottimo livello quantitativo di
raccolta differenziata, anche qualitativo ed i Comuni ne hanno i
benefici, in quanto ricevono il giusto contributo da parte del Conai,
i quali poi usano, diciamo, questi contributi nel modo più corretto
per favorire la differenziata, per favorire, se vogliamo, maggiori
servizi aggiuntivi per i cittadini. Per cui stiamo parlando degli
anni ’94, ’95, ’96 e ’97. Bene. Nel frattempo noi abbiamo
pensato ad un ulteriore step importante, proprio per quanto diceva
l’assessore Ponti, generosamente i Comuni, i Sindaci - vedo che c’è
anche Pedrazzi, che si ricorderà senz’altro, della Provincia -
hanno dato mutuo soccorso ai sei Comuni delle Groane dove, in
concambio, dovevano costruire un impianto di compostaggio per la
frazione putrescibile organica, in quanto era una delle frazioni che
maggiormente incidono come costo, in quanto dovevamo utilizzare degli
impianti addirittura fuori Regione. Questo non è stato possibile per
gli ovvi motivi, che tutti vogliono a casa degli altri gli impianti,
bene, il Comune di Desio ha dato il permesso alla Brianza Energia
Ambiente di sperimentare, con la scuola agraria di Monza, una
stazione di compostaggio di qualità, sfalcio e potature, e questo ci
ha permesso, attraverso il Consorzio Italiano Compostatori,di cui noi
facciamo parte, oltre che a livello nazionale ma anche a livello
scientifico per quanto riguarda le problematiche del compost, ci ha
permesso di entrare in contatto, in modo sinergico, anche con altre
realtà che piano piano andavano ad identificare degli impianti
tecnologici per la frazione putrescibile organica con delle
tecnologie che permettevano, in modo economicamente sostenibile,
l’attuazione anche di questi impianti. Abbiamo seguito Silea per
quanto riguarda l’impianto del Lecchese e in attesa che l’assessore
Ponti e gli amministratori di Cesano… si sciogliesse il cosiddetto
snodo della SNIA, abbiamo attuato un protocollo di intesa di
acquisizione del 50% dell’impianto di Santhià, dove fra qualche
mese sarà terminato e per il quale noi pensiamo, così, di invitare
soprattutto gli amministratori, ma anche i cittadini, a vedere che
cosa si può fare, che cosa si può davvero inserire all’interno
del contesto urbano, come il nostro, questi impianti, che forse per
errate visioni o perché questi signori che li costruirono pensavano
solamente a speculare per quel che riguarda i quantitativi economici
che loro ritenevano opportuno trattare, per cui c’erano gli esempi
di Muggiano, c’erano gli esempi della FAC, che hanno creato, a
detta degli addetti ai lavori, un deficit di questi impianti perché
non erano degli impianti performanti e possibilmente inseribili in un
contesto urbano come il nostro. Bene, la Brianza Energia Ambiente - e
concludo velocemente, so che… non vorrei essere molto lungo - non
ha pensato solamente all’impianto del verde, l’impianto del
putrescibile, ma ha pensato a costruire l’impianto di tutta la
frazione riciclabile, che è quella di Seruso. Abbiamo visto quanto
hanno scritto sui giornali, magari anche in modo risibile su tutto il
lavoro svolto. Bene, l’impianto di Seruso è un impianto di
1.400.000 persone, il CEM non ha impianti,il CEM è venuto
all’impianto di Seruso perché abbiamo ceduto il 2% alla Daniela
Mazzucconi, se no non poteva venire da noi. Serve la Valtellina, il
Lecchese, parte del Comasco, per cui la parte Canturina, il Verbano,
la Brianza legata alla Valle del Seveso, (inc.), il CEM e parte di
Milano. Perché dico questo? Dico questo… come ha accennato
l’assessore Brembilla, è opportuno che questi impianti per poter
essere sostenibili devono avere certe dimensioni, per poter
soddisfare in modo serio e responsabile nel discorso del concambio
una risposta adeguata a quello che è lo smaltimento ed il controllo,
la tracciabilità del rifiuto, dove va, l’RSU è un terzo del
rifiuto che viene prodotto da questo territorio, gli altri due terzi
sa solo Dio dove va a finire, parlo dell’artigianale,
dell’assimilabile, degli urbani e quant’altro. Per cui quello che
noi svolgiamo come compito, per cui noi siamo una realtà pubblica,
non abbiamo scopo di lucro, il nostro cittadino medio il sistema BEA
costa mediamente 20 euro pro capite annuo… Noi cerchiamo di dare il
massimo del controllo, il massimo della verifica costante, con il
MUD, con tutti i controlli che gli organi competenti ci richiedono,
siamo uno degli impianti che ha ottemperato a tutte le disposizioni
Aja, che sono addirittura più restrittive della 133 europea, come
sapete la Regione ha imposto nella direttiva Aja anche il controllo
in continuo del CDD, delle diossine, per cui noi cerchiamo di
rispondere a quello che la legge dice, siamo un impianto campione,
perché siamo impianto di riferimento dei nostri organi
istituzionali, cerchiamo di sviluppare possibilmente, all’interno
del nostro territorio di competenza quegli impianti che sono
sinergici all’economicità del sistema ed anche all’attualità
del sistema. Per cui Cesano Maderno non è un Comune che si immola
sull’altare dello smaltimento dei rifiuti, il rifiuto per noi è
una risorsa e l’abbiamo dimostrato, perché non è solamente il 60,
il 65, in alcuni casi anche il 70% di differenziata vera che
facciamo, non quelli che ci leggiamo sui giornali, che mettono in
differenziata anche gli ingombranti o anche frazioni che poi vengono
ulteriormente trattate, quello che rimane, per cui parliamo, su base
100, circa il 35%, che è tutto ciò che indifferenziata… siccome
da noi dal 1997 non si fa più niente di tal quale, ma tutto ciò che
arriva dopo il corretto uso che ne fa il cittadino della frazione
differenziata, arriva l’indifferenziato al forno, che viene usato
come combustibile. Noi abbiamo un combustibile che siamo passati dal
2.200 kilocalorie a 4.000 kilocalorie, e anche in questo caso da
sempre il termovalorizzatore di Desio produce energia elettrica e da
qualche anno, da circa quattro o cinque anni produce vapore per il
teleriscaldamento. E qui stanno parlando del cascame di vapore, per
cui la co-generazione viene fatta con lo stesso vapore, prima si
produce energia elettrica, ed il cascame di vapore viene intercettato
e viene trasmesso a tutta la fase di immissione nella rete di
teleriscaldamento, che sono circa 30 kilometri, sono 15 kilometri in
doppia mandata, sono 30 kilometri di tubo su Desio, Varedo e Bovisio.
Il nostro obiettivo nel rifacimento di questa struttura ha come
scopo, innanzitutto, che la frazione che viene usata come
combustibile, per cui la frazione secca, indifferenziata, che arriva
al termovalorizzatore, deve dare la possibilità di essere un qualche
cosa che permette, in modo performante, lo sfruttamento all’interno
dell’inceneritore, la produzione di vapore e di energia elettrica.
Che cosa significa?
| | | Che la tecnologia, proprio perché siamo all’alba
del terzo millennio
ci permette comunque di dare quelle adeguate garanzie di poter
sfruttare, in un modo corretto, il ciclo termico e di poter,
attraverso tutto il sistema di captazione a valle, dare la giusta e
adeguata tranquillità a chi è presente ed abita sul territorio. | | |
SCOGNAMIGLIO MICHELA |
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Prima di tutto ringrazio per avermi
dato la parola, e saluto tutti. Cercherò, proprio perché saranno
tanti gli interventi, di essere breve. Vorrei dire qualcosa a
proposito del comitato per l’alternativa all’inceneritore, di cui
forse avrete sentito parlare. E’ un comitato di cittadini semplici,
liberi, che non hanno partiti da sponsorizzare ed interessi economici
di terzi da difendere, in breve hanno a cuore praticamente solo il
bene comune, insomma. Questo comitato agisce sul territorio dallo
scorso giugno, tentando, con i pochi mesi che il volontariato (inc.)
mette a disposizione, però con molta buona volontà, di fare un po’
di chiarezza e di informazione su questo nuovo impianto, su cui in
effetti poi a noi nulla è dato di sapere. Abbiamo raccolto oltre
3.000 firme e le abbiamo depositate presso la Provincia, per chiedere
due semplici cose, che poi si possono riassumere in una: il diritto
di sapere ed il diritto di partecipare alle decisioni. Il diritto, in
breve, in un’unica cosa, di avere una pubblica assemblea in cui
tecnici indipendenti possano proporre alternative… proporre
alternative migliori dell’inceneritore. Chiediamo… abbiamo
chiesto, in poche parole, che esperti disinteressati potessero
dimostrare che esistono opportunità più salubri ed economiche di
quelle di chi ha già deciso tutto e
on intende mettere più in discussione
alcunché. Tra l’altro ci è stato detto anche tante volte, forse
nel tentativo di scoraggiarci… non so. Eppure esistono accordi
internazionali che l’Italia ha sottoscritto e recepito, che ci
danno questo diritto di partecipare alle decisioni in materia di
ambiente, che ci danno diritto di sapere e di sapere al momento
giusto, attraverso ad esempio banche dati elettroniche, che possono
permettere stabilmente il libero accesso alle informazioni. Abbiamo
il diritto di sapere chi ha la competenza di decidere cosa, chi deve
dare le autorizzazioni e quando queste vengono rilasciate. Insomma,
abbiamo il diritto di avere chiaro l’iter e le competenze. Abbiamo
fatto richiesta da tempo di conoscere le caratteristiche tecniche di
questo nuovo impianto e tutte le informazioni che possano essere
utili a capire il tipo di impatto che esso avrà realmente
sull’ambiente, e sulle nostre vite, ma anche su questo fino ad oggi
non abbiamo avuto riscontro. Ci è stato detto talvolta, verbalmente,
che questo piano rifiuti è stato discusso, però noi sappiamo solo
che da mesi oltre 3.000 semplici cittadini chiedono un vero
confronto, alla pari, e che questo non gli viene concesso. Ed allora
concludo: vorremmo sapere perché, spiegateci perché avete paura di
questa assemblea, di questo confronto pubblico, perché ci negate
questo contraddittorio, spiegateci perché non è più possibile
discutere e rivedere con voi queste decisioni, che avete già preso.
Diteci, per esempio, perché anche questa sera non c’è un solo
esperto indipendente, e quindi abbiamo potuto sentire soltanto la
voce di tecnici, per quanto autorevoli, che però di mestiere, guarda
caso, fanno… gestiscono gli inceneritori. |
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FERRI MORENO |
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Buonasera a tutti. Mi chiamo Moreno
Ferri, sono un cittadino. Ho partecipato ad alcuni Consigli Comunali
sul tema degli inceneritori, ho letto vostre dichiarazioni, vi ho
sentiti questa sera. Insomma, registro che la Provincia di Milano,
nella persona dell’assessore Brembilla, nonché i Sindaci e gli
Assessori dei Comuni aderenti al Consorzio BEA, del Presidente
stesso, del Consorzio BEA, insomma vi vedo tutti compatti, tutti
determinati nel tentativo di convincere i cittadini che: inceneritore
è bello, l’inceneritore s’ha da fare. Ho sentito parole
“performanti”, “sinergici”, ma di salute non ho sentito
parlare. | | |
Io ho qui con me un rapporto dell’Arpa
Piemonte, che è nientemeno che l’Agenzia Regionale per la
Protezione Ambientale, che ha pubblicato, nel 2007, gli esiti di ben
10 studi effettuati in 10 diverse zone d’Italia, tra il ’96 ed il
2007, da cui emerge indiscutibilmente che in prossimità degli
inceneritori esiste incremento di mortalità per malattie spaventose… | | |
che vado ad
elencare: incremento di mortalità per sarcoma tessuti molli;
incremento di mortalità per linfomi non Hodgkin; incremento di
mortalità per tumore del colon e della mammella; incrementi di
mortalità per diabete e malattie cardiovascolari. E sapete su quali
categorie di persone? Le donne. E sapete perché le donne? E’
semplicissimo. E’ disarmante per quanto è semplice. Perché le
donne rappresentano la categoria di persone che mediamente trascorre
più tempo a casa, che trascorre più tempo accanto all’inceneritore.
E’ tutto molto semplice. Il sottoscritto da più di trent’anni
vive a due chilometri dall’inceneritore di Desio, è da più di
trent’anni ormai che sono attivi gli inceneritori, come ricordava
poco fa il Sindaco Mariani. Dovettero passare più di trent’anni
anche prima di bandire l’amianto. | | |
Più di trent’anni da quando fu
scientificamente constatato che esisteva una relazione tra la
presenza dell’amianto e l’insorgenza dei tumori. La produzione di
amianto fu bandita nel ’94 e già dagli anni ’60 era scientificamente constatato che provocava
il cancro. La mia domanda è questa, perché ho una domanda: di quali
dati certi e verificabili disponete per sovvertire totalmente l’esito
dei 10 studi pubblicati dall’Arpa Piemonte e per sovvertire
totalmente le tesi dell’Associazione dei Medici per l’Ambiente,
ISDE, Associazione Italiana Epidemiologia, della Federazione Italiana
Medici di Medicina Generale, dell’Associazione Francese per la
ricerca terapeutica contro il cancro, dell’Ordine dei medici per
l’Emilia Romagna, dell’Ordine Provinciale dei Medici di Modena,
tutti organismi che hanno preso posizione contro gli inceneritori,
anche di nuova generazione, anche in presenza dei migliori filtri
disponibili? Signori, di quali dati certi e verificabili disponete
per sostenere che questi eminenti organismi hanno torto? Signori,
siamo spaventati, e la verità è che voi ci spaventate. Grazie. | | | DI CARLO PAOLO | | |
Buonasera a tutti e grazie. Io vorrei
sfatare un mito, Che l’inceneritore sia sicuro
in quanto ampiamente rispetta limiti di legge che riguardano le
emissioni. Io vorrei sfatare questo mito perché in realtà è
importante sottolineare una cosa: i limiti di legge hanno un valore
puramente tecnico e non sanitario, non sono sinonimi di sicurezza,
rispecchiano soltanto le prestazioni ottenibili con le migliori
tecnologie. Quindi i limiti vengono stabiliti sulla base delle
potenzialità della tecnologia che abbiamo a disposizione. Questo è
stato ribadito anche recentemente dal dottor Paolo Crosignani, che è
direttore del Registro Tumori di Milano, in un’occasione di una
conferenza, tra l’altro a Bovisio Masciago, sul tema
dell’inquinamento atmosferico e dei danni alla salute. Faccio un
esempio: i 20 inceneritori, che all’epoca erano a norma di legge,
scaricavano una quantità di diossina che oggi non sarebbe
assolutamente permessa, ma erano a norma di legge. Quindi questo ci
deve far capire che essere a norma di legge non vuol dire niente per
la salute…
| | |
…vuol dire soltanto che rispettiamo
dei limiti che sono stati stabiliti da dei tecnici, sulla base delle
possibilità che la tecnologia offre oggi. Fine. Punto. Entriamo un
momento nel dettaglio. Un’altra cosa che… un’informazione che è
stata data, ad esempio, sempre parlando di diossina: il nuovo
inceneritore sarà al di sotto dei limiti, quindi il limite che
rispetterà sarà di 0,01 nanogrammi di diossina per ogni metro cubo
di cubi emessi. E questo è un dato che, credo, il Presidente Copreni
di BEA possa confermare, perché è stato lui stesso a pronunciarlo
in altre occasioni. Quindi viene detto che questo limite è
abbondantemente al di sotto del limite di legge. Ma sinceramente…
cioè io vi chiedo: 0,01 nanogrammi per metro cubo… io credo che
non dica niente, cioè è una concentrazione, ma se noi non sappiamo
quanti metri cubi vengono fuori dall’inceneritore, quanta diossina
viene fuori? Non lo sappiamo. | |
Allora, visto che questo nessuno ce l’ha
detto… visto che questo nessuno ce l’ha detto e nessuno ce lo
vuole dire, abbiamo dovuto arrangiarci. Allora siamo andati…
abbiamo chiesto l’aiuto dell’Istituto dei Tumori di Genova ed
abbiamo fatto questa ipotesi, abbiamo fatto due conti, il calcolo
della serva: 90.000 tonnellate di rifiuti all’anno, ammesso che
siano 90.000, danno luogo a 1.700.000 metri cubi di fumi, che
contengono una certa quantità di diossina. Noi non sappiamo, però,
perché moltiplichiamo, vediamo quanti nanogrammi, quanti picogrammi
vengono fuori, però dobbiamo confrontarci con qualcos’altro per
capire questa entità se fa bene, se fa male, se è tanta, se è
poca. Allora, premesso che la diossina fa sempre male, corrisponde,
l’emissione dell’inceneritore di Desio che verrà costruito, con
limite 0,01 nanogrammi per ogni metro cubo, corrisponde alla diossina
emessa da 2.400.000 auto, catalizzata, che percorrono ciascuna 10
kilometri in un giorno, quindi come se a Desio ci fossero 2.400.000
automobili che percorrono, ciascuna, 10 kilometri in un giorno.
Questa è la diossina che viene fuori. | |
Lo stesso valore - per fare un altro
esempio, per capire - è pari alla dose giornaliera tollerabile di
diossina - dose giornaliera tollerabile - di 122.850 adulti. Allora,
per intenderci, gli abitanti di Desio, Varedo e Bovisio sono 67.000;
allora, non sto dicendo che tutta la diossina che viene fuori in un
giorno viene respirata interamente dagli abitanti, poveracci, di
questi tre paesi, però ci serve per capire che è una quantità di
diossina rilevante, notevole, cioè che va a saturare le possibilità
di assorbimento considerate non a rischio zero, ma tollerabili per
122.000 persone. E questo ogni giorno. Allora, da qui a dire che
l’inceneritore inquina quasi zero, mi sembra che ce ne passa. | | |
Questo esempio, però, è riferito alle
90.000 tonnellate. Noi sappiamo che 90.000 tonnellate è il vecchio
dato, il dato del vecchio inceneritore, che poi è stato ridotto, è
stato portato a 40-45.000, che è il funzionamento attuale. Ma noi
sappiamo anche che è previsto un incremento del funzionamento, una
rivalutazione annua del 2-3%, me lo dirà qualcuno probabilmente che
lo sa meglio di noi. Da fonte ufficiosa sappiamo che in realtà,
perché BEA non ha mai dato informazioni su questo, si parla solo di
potenza termica e non si parla di tonnellaggio effettivo, noi abbiamo
un valore di 150.000 tonnellate anno. Allora, 150.000 tonnellate anno
corrisponderebbero a delle quantità molto superiori: per esempio
avremmo una dose tollerabile giornaliera di 200.000 persona, quindi
non più le 120.000 ma 200.000, ancora peggio. E per quanto riguarda
l’esempio dell’automobile, sarebbero quasi 4 milioni, 3.977.000
automobili. Allora, da qui a dire che inquina quasi zero mi sembra
che la strada è un po’ lunga. Teniamo poi conto che queste
emissioni vanno ad inserirsi in un territorio già fortemente
segnato: primo, da una presenza industriale; secondo, dalla presenza
del traffico stradale, che comunque sono fonti di inquinamento,
quindi andiamo ad inserire un nuovo inceneritore, un inceneritore più
grande, più grande perché il tonnellaggio sarà maggiore e le
emissioni saranno comunque maggiori, in un territorio che è già
segnato e che è stato anche molto, molto, molto… fortemente
segnato, per restare sempre in tema di diossina, dal disastro di
Seveso. | | |
E qui io vorrei citare uno studio che è
stato svolto qualche anno fa in collaborazione tra l’ospedale San
Paolo, l’Università di Milano e l’ospedale di Desio, nel quale è
stato analizzato, a 25 anni di distanza dal disastro, il latte
materno di donne che vivono in queste zone, ed è stato confrontato
con il latte materno di altre donne che vivono a Milano ed in altre
zone di campagna, ma non qui, nella Brianza, più spostate, e si è
rilevato che a distanza di 25 anni abbiamo ancora tre volte la
concentrazione di diossina che si è rilevata a Milano. Cioè chi sta
qui a suo figlio dà tre volte la diossina che è stata rilevata a
Milano. Quindi io direi: forse vale la pena di cominciare ad aprire
un po’ gli occhi e a pensare che esistono delle alternative,
cercare di valutare queste alternative, senza fasciarsi la testa e
soprattutto senza imbavagliare i cittadini ed i tecnici che i
cittadini vorrebbero portare all’opinione pubblica. Grazie. | | | |
D’ANGELO GALLI ANDREA | | |
Vorrei parlare di polveri sottili, danni
alla salute, inutilità dei filtri per le nanopolveri. Uno dei tanti
problemi degli inceneritori, sia di nuova che di vecchia generazione,
è che bruciando rifiuti ad alte temperature producono nanopolveri.
Secondo quanto scritto dal dottor Stefano Montanari, ricercatore tra
i massimi esperti mondiali di polveri sottili, nel suo libro “Il
girone delle polveri sottili”, spiega che essere si
differenziano in due tipologie: primarie
e secondarie. Le primarie, a loro volta, si dividono in due
tipologie: quelle prodotte al momento della combustione e catturabili
dai moderni sistemi di filtraggio. Un’altra parte, denominata
primarie condensabili, perché si creano per condensazione del
materiale vaporizzato, condensazione che avviene ben al di là del
camino; le secondarie invece si generano per la condensazione dei gas
che escono dalla combustione con quanto si trova già nell’atmosfera
ed il sole le fa da catalizzatore. Anche loro, come per le primarie
condensabili, si creano ben al di là del camino, e sono quelle
prodotte in maggiore quantità, e sono naturalmente le più
aggressive per la salute umana. Queste nanopolveri non sono
catturabili dai filtri applicati agli inceneritori, ribadisco nessun
filtro, nemmeno quelli di nuova concezione, che sono in grado di
farlo, per il semplice fatto che queste polveri si condensano quando
sono all’esterno, una volta uscite dal camino, nell’area esterna
appunto. Pertanto i filtri a maniche, in tessuto, gore-tex
soprattutto, elettrofiltri, abbattitori di pioggia, catalizzatori e
tutti quelli che volete, non sono in grado… che sono eventualmente
in grado di fermare le particelle al di sotto anche del 2,5, comunque
non servono a nulla per questa tipologia di polveri, perché si
creano al di fuori. Trasportate dal vento per kilometri, grazie alla
loro infinita leggerezza, una volta respirate passano attraverso i
polmoni. Sì, perché anche gli alveoli polmonari sono molto più
grandi di queste particelle. Entrano nel sangue e quindi possono
arrivare in qualunque parte del corpo, accumulandosi in modo
irreversibile nel nostro organismo, provocando l’aumento di
malattie ai polmoni e cardiache, nei casi, tra virgolette, meno
gravi, problemi cerebrali, tumori e malformazioni dei feti nei casi
più gravi. Purtroppo c’è anche da dire che l’attuale legge in
materia, di controllo delle emissioni degli inceneritori non prendono
in considerazione queste particelle, tengono solo conto delle polveri
di dimensioni Pm10 e Pm2,5, generate, però, dalla combustione
all’interno del processo. Quindi immaginate quale può essere il
valore di un’affermazione che dice che gli inceneritori sono sicuri
perché a norma di legge. Nessuno. Va detto, però, che alcuni tipi
di polveri sottili vengono emesse anche da altre fonti, come
autoveicoli o fabbriche, che effettuano lavorazioni ad alte
temperature, con la differenza sostanziale, però, che la tipologia
delle nanopolveri provenienti dagli inceneritori contiene quasi tutta
la tavola degli elementi. | | |
Oltretutto sono
infinitesimamente più
piccole. Sarebbe come paragonare una montagna con una formica. Sia
per composizione che per dimensione sono totalmente differenti. Il
nuovo inceneritore di Desio rappresenterà una inutile,
pericolosissima, ma evitabile fonte di inquinamento aggiuntiva alle
altre font i già presenti e molto importanti:
il traffico urbano
intenso, le industrie, la Pedemontana futura. Ci manca solo una
centrale nucleare a sinistra del forno ed una turbogas sulla destra,
così facciamo il tutto esaurito.
| | |
Allora, io ho fatto diverse
considerazioni, sono tutte prese da fonti autorevoli, se volete
potete contestarle. I nostri tecnici comunque ci assicurano che è
così come vi stiamo dicendo, visto che non li avete voluti qui
dovete fidarvi di quanto vi diciamo noi. Se non vi fidate organizzate
un altro incontro pubblico ed invitateli. | | | |
ANTONIO PISTILLO | | | |
Da cittadino qui vedo un atteggiamento
nel dibattito sui rifiuti per cui l’inceneritore è la soluzione di
tutto, la più semplice ed immediata. Ci sono montagne di rifiuti che
si producono ogni giorno, come li eliminiamo? Semplice: li bruciamo
ed il problema sparisce. Sbagliato. Sbagliatissimo. Io sono un
insegnate ed anche i miei studenti di 12-13 conoscono la celeberrima
legge della fisica, per cui nulla si crea, nulla si distrugge, tutto
si trasforma. | | |
La cosiddetta legge della conservazione
della massa. Questa è stata formulata dal chimico francese Antoine
Lavoisier già nel diciottesimo secolo, si parla di 300 anni fa e
passa, dimostrando che è una legge valida anche per qualsiasi
reazione chimica. Una legge confermata più di recente persino da
Albert Einstein. Adesso: quante tonnellate rifiuti entreranno nel
nuovo forno di Desio? 90.000 tonnellate l’anno? 150.000? 170.000?
Quanta massa? E soprattutto quanta ne uscirà in varie forme? Perché
come la scienza spiega: nulla sparisce, né con la bacchetta magica
né con l’inceneritore né con un super filtro. Ammettendo di
ragionare su 100.000 tonnellate di rifiuti, dobbiamo anche
considerare, per far funzionare l’inceneritore, l’aggiunta
dell’acqua alla calce, al bicarbonato, l’ammoniaca, carbone
attivo eccetera, e queste aggiunte portano le tonnellate iniziali già
a 200.000. Secondo Greenpeace, secondo vari documenti, tra cui
l’esposto ala Procura della Repubblica, presentato da medici
ferraresi - medici ferraresi - l’11 luglio del 2007 contro
l’inceneritore cittadino, da una tonnellata iniziale escono,
ascoltate bene, da una tonnellata: una tonnellata di fumi, 650 kili
di acqua da depurare, e c’è da chiedersi dove finirà ciò che è
stato depurato da quest’acqua, 300 kili di ceneri pesanti altamente
tossiche, 30 kili di ceneri volanti altrettanto pericolose, 25 kili
di gesso. Basta fare una semplice addizione per vedere come da una
tonnellata di rifiuti bruciati escano due tonnellate di residui, e
questo trascurando le pericolose polveri secondarie che si formano
per condensazione e che possono ampiamente superare, da sole, quella
massa. Insomma, entrano rifiuti e si trasformano, moltiplicandosi in
ceneri e gas, gas velenosi che lentamente ci faranno ammalare, e
ceneri tossiche, che inquineranno la nostra - nostra - terra. Ma voi,
nonostante ciò, volete comunque costruire un nuovo inceneritore.
Però qualsiasi cosa direte per tranquillizzare la gente, non potrete
sovvertire la legge della conservazione della massa, o vorreste per
caso dire, e vengo alla mia domanda: che voi ne sapete più di
Antoine Lavoisier ed Albert Einstein? | | | |
GIAMMELLA MIRCO | | | |
...A proposito del discorso del
dimensionamento dell’impianto, visto che non sono stati dati i dati
questa sera, voglio sapere se era possibile chiedere direttamente
all’ingegner Fumagalli alcuni dati, però… se era possibile, che
rispondesse in tempo reale, se no poi… Per esempio: il potere
calorifico oggi del rifiuto è di?...... |  | |
Partiamo da… torniamo un po’
indietro. Qualche tempo fa il signor Copreni, penso sempre
all’interno di questo Consiglio Comunale, aveva dato alcuni dati
riguardanti il potere calorifico del rifiuto attuale e
l’autorizzazione a bruciare i rifiuti dell’impianto di Desio, i
rifiuti che poi erano stati realmente bruciati nel 2007, i rifiuti
ceduti ad altri inceneritori, le ore di funzionamento, i giorni di
funzionamento e, diciamo, la potenza del… che sarà quella del
nuovo impianto, di 75,5 megawatt ora. Successivamente poi, in
occasione del | | |
Consiglio Comunale di Varedo, l’ingegner
Fumagalli aveva dato il dato a 80 megawatt ora, se non ricordo male.
Sono cose che si possono tranquillamente recuperare dai Consigli
Comunali. Allora, questo ci porta, con i vostri dati, utilizzando
alcune formule… Come?...... | | |
Sì, che è la potenza poi
dell’impianto, giusto? Con alcune formule, che tra l’altro sono
citate dall’Arpa, è possibile, con questi dati, ricavare l’esatto
dimensionamento dell’impianto. Quindi con 80 megawatt ora
l’impianto non sarà di 90.000 tonnellate anno ma sicuramente sarà
di una cifra che si aggirerà intorno alle 150.000 tonnellate l’anno,
con questa potenza. Questo per dire: come mai voi continuate a
sostenere che l’autorizzazione sarà 90.000 tonnellate come il
vecchio, ma in realtà l’impianto, con i vostri dati, sarà
orientato verso le 150.000 tonnellate? | | |
questo è un dato importante,
fondamentale, altrimenti tutti i discorsi fatti sulle emissioni…
non si possono fare. A proposito di questo: se… sempre dai vostri
dati voi sostenete che l’inceneritore nel 2007 ha bruciato 40.000
tonnellate e l’eccedenza di 20.000 tonnellate è stata destinata ad
altri impianti, quindi per un totale di 60.000 tonnellate, perché
fare un impianto di quelle dimensioni? Direi che… Inoltre,
prevedendo un trend di aumento del 3% annuo, come dice se non ricordo
male il Piano Provinciale, riguardo all’aumento dei rifiuti,
ipotizzando che l’impianto bruciasse anche 90.000 tonnellate, si
raggiungerebbe effettivamente, nei 20-30 anni di ammortamento
dell’impianto, la quota sempre di 150.000 tonnellate, quindi è
verosimile che l’impianto verrà realizzato su questo potere di…
diciamo di incenerimento. | | | |
CORBETTA GIANMARCO | | | |
grazie per questa serata. Dunque, io
vorrei iniziare da qualche considerazione in merito a dell
Prendiamoci due mesi di tempo,
ovviamente prima che venga aggiudicato il bando di costruzione, se no
è inutile, questa è una scelta che inciderà per i prossimi
trent’anni sul nostro territorio, quindi due mesi di tempo penso
che non incidano per nulla, facciamogli fare uno studio
sull’inceneritore, sulle pratiche alternative, vediamo cosa dicono
e poi ci ritroviamo qua fra due mesi. e
dichiarazioni che il signor Copreni ha fatto in situazioni ufficiali,
anche poco tempo fa, come quando è andato al Senato, in Commissione
Ambiente. Per esempio ha dichiarato che i termovalorizzatori sono
riduttori di inquinanti. Allora, noi abbiamo qui una tabella
dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, la IARC,
modificata ed aggiornata nel 2004, in cui si dice che le sostanze
emesse dagli inceneritori sono: arsenico, berillio, cadmio, cromo
esavalente, nichel, benzene e diossina. Sono tutti cancerogeni certi.
Poi ce ne sono anche alcuni… cancerogeni possibili, ma per il
momento direi che ve li evito. Abbiamo anche riscontrato uno studio
che è stato pubblicato nell’aprile del 2008, nella rivista Ways
Management and Research, è uno studio francese, che si chiama
“Impatti ambientali e costi dei rifiuti solidi”. Questo studio ha
analizzato i costi sanitari dell’inceneritore, cioè i danni
sanitari provocati dagli inceneritori e quanto costano poi a livello
proprio ospedaliero, di medicine e di varie cose. Vi leggo il
commento del dottor Davide Bono, che è un medico specializzato in
queste cose: “E’ lo studio più recente in materia, che analizza
i costi sanitari degli inceneritori. Chiarisce che i costi sanitari
complessivi a carico della comunità possono andare da 4 euro a 21
euro a tonnellata di rifiuto bruciato, a seconda dello scenario di
recupero energetico come controparte di emissioni evitate”. Io ho
fatto due calcoli molto veloci, ho ipotizzato il massimo del recupero
energetico e quindi il massimo delle emissioni evitate e quindi 4
euro, se il nuovo inceneritore di Desio brucerà 90.000 tonnellate di
rifiuti all’anno noi avremo 360.000 euro di costi ospedalieri
legati alle emissioni dell’inceneritore, secondo | | |
questo studio, che per
trent’anni di
funzionamento fanno 10.800.000 euro di medicine, ricoveri
ospedalieri, terapie, cure. Se fosse 150.000 tonnellate, sarebbero
600.000 euro di spese annue per un totale, nell’arco di
trent’anni,
di 18 milioni di euro di spese. Ovviamente la sofferenza delle
persone… questa non viene monetizzata, parliamo solo di costi
puri. | | |
Ed un’altra affermazione, sempre al
Senato, del signor Copreni è: “Non abbiamo mai causato rischi
territoriali nello svolgimento della nostra attività”. Io vorrei
chiedere che cosa intende per rischi territoriali e su cosa si basa
questa affermazione, perché io ho qua, per esempio, la scheda
allegata al piano rifiuti della Provincia di Milano sull’inceneritore
di Desio, dove vengono addirittura indicati dei vincoli escludenti
all’interno dell’impianto, si parla per esempio della presenza di
vegetazione naturale e del fatto che sono presenti alcuni nuclei
residenziali periferici di Desio. Allora, se è un riduttore di
inquinanti, perché c’è il vincolo su queste cose? “L’impianto
poi - prosegue questa nota - si colloca in un’area che rappresenta
una criticità, dato che si tratta di aree (inc.) da preservare.
L’impianto è ubicato nel Comune di Desio, classificato come zona
critica per quel che concerne l’inquinamento atmosferico”. Quindi
vorrei capire cosa intende per: non abbiamo mai creato danni
territoriali. Ora, fino adesso abbiamo parlato di danni alla salute
provocati dagli inceneritori, qualcuno si potrebbe dire: beh, ma
allora che cosa si fa? Si butta in discarica? Teniamo i rifiuti per
strada? Ovviamente nessuno pensa questo, nessuno si augura questo.
Vorrei darvi qualche dato riguardante la raccolta differenziata.
Anche qui Copreni, sempre in Senato, ha detto: “Noi abbiamo
estremizzato una raccolta differenziata, facciamo tutto ciò che è
possibile”. Allora, io ho sempre sentito parlare di raccolta
differenziata spinta… però la raccolta differenziata estremizzata
non l’avevo mai sentito, soprattutto se ci si riferisce al 55% di
raccolta differenziata. | | |
Faccio alcuni esempi, di raccolta non
estremizzata ma di raccolta differenziata spinta: Verbania, capoluogo
di Provincia, 31.000 abitanti, 72%... se noi siamo estremizzati loro
cosa sono… no limits? Non lo so. Mi si dirà: va beh, è un caso
unico, 30.000 abitanti, cosa vuoi che sia? Consorzio Priula, 240.000
abitanti, sono all’80%. Mi si dirà: beh, ma lì è campagna, molto
più facile, c’è tutta la… non c’è la densità di popolazione
che abbiamo noi… Va bene. Novara, 100.000 abitanti, 70%. E’
campagna anche Novara? Fatemelo sapere, per favore. Nel 2005 a Novara
erano al 52%, come siamo noi adesso, e sono al 70. In due anni sono
arrivati al 70. Le cose basta volerle. Brescia, padre degli
inceneritoristi di casa nostra, hanno ancora i cassonetti per strada
e sono al 39%, perché se fanno la raccolta differenziata seria cosa
ci buttano dentro nell’inceneritore? | | |
Ho letto un comunicato stampa della
Provincia di Milano pochi giorni fa in cui si diceva: “Sì alla
raccolta differenziata spinta, sì ai trattamenti alternativi, ma sì
anche all’inceneritori…”. Oddio… Vi leggo una domanda ed una
risposta di un esperto, poi vi dico chi è. Gli chiedono “Perché
gli inceneritori frenano le raccolte differenziate spinte?”,
“Perché per un inceneritore quel che conta è la quantità di
materiale che si butta in essi, il fatturato è in funzione della
quantità, perché quindi intercettare flussi di differenziata e fare
riciclaggio e recupero? Tutto ciò è contro la logica di
massimizzazione dei fatturati ottenibili con l’incenerimento di
tutto ciò che è scarto della nostra società”. Questo pericoloso
estremista è Francesco Galanzino, imprenditore, Vicepresidente del
Consorzio Italiani Compostatori, Presidente del Comitato Piccole e
Medie Industrie dell’Unione Industriale di Alessandria ed in
passato Presidente Nazionale del Comitato Ambiente Energia e Sviluppo
del Movimento Giovani Imprenditori di Confindustria. Vado a
concludere. Noi abbiamo fatto uno studio, ovviamente con l’ausilio
dei nostri tecnici, prendendo i dati relativi ai rifiuti del nostro
territorio, indicati dal Presidente Copreni l’anno scorso, proprio
qui. Abbiamo fatto delle ipotesi, abbiamo valutato l’ipotesi del
nuovo inceneritore con la raccolta differenziata attuale, perché io
sono abbastanza sicuro che non si andrà molto oltre con
l’inceneritore da 170-150.000 tonnellate, e l’ipotesi alternativa
che propone il comitato, che prevede la raccolta spinta al 75%, non
dico 80, perché i nostri tecnici ci hanno detto 75%. E’ un
impianto di trattamento | | |
meccanico biologico, che
è un impianto
che gestisce la frazione rimanente dei rifiuti che non vengono
differenziati dai cittadini. Ebbene, abbiamo fatto tutti i calcoli,
per l’amor di Dio, potrebbero non essere precisi al centesimo,
però
ci risulta che dal nuovo inceneritore, con la raccolta differenziata
attuale, verrebbero prodotti degli scarti di 22.000 tonnellate, fra
ceneri tossiche dal cuore in discarica, ceneri volanti e le ceneri
pesanti. Anche questo prudenza vorrebbe che fossero poste in
discarica e non, come la legge prevede, spalmati nell’asfalto o
nel
cemento. La nostra ipotesi prevede appunto una raccolta differenziata
spinta ed un trattamento meccanico biologico, i residui che
rimarrebbero da questo trattamento sono 29.000 tonnellate. Quindi
22.000 e 29.000. Praticamente sono gli stessi. Senza considerare che
queste 29.000 tonnellate possono tranquillamente essere recuperate,
lo fanno già a Treviso con un processo di estrusione delle
plastiche, dove producono sabbia sintetica, che poi vendono a caro
prezzo all’edilizia, quindi un’azienda inutile, non riceve
sovvenzioni dallo Stato, oppure ci sono anche altre soluzioni, queste
un po’ più futuristiche, però si prevede nel giro
di quattro o
cinque anni che ci saranno degli impianti in grado di produrre
bioetanolo ed olio diesel da questi scarti, quindi arrivando
veramente a rifiuti zero. Ora, finisco davvero… io ho citato un
po’
di volte Copreni, vorrei dire che noi non è che ce
l’abbiamo più
di tanto con Copreni, nel senso che riteniamo che lui sia… lui
fa
il suo lavoro, è un inceneritorista, noi ce l’abbiamo con
i
politici che ascoltano solo lui, questo è il problema. I
politici
che ascoltano solo lui.
| | | |
Noi abbiamo fior di consulenti
indipendenti, che ci supportano gratuitamente, ogni volta che
facciamo un incontro ne viene uno diverso, non è sempre lo stesso,
non si capisce perché non si vogliano ascoltare queste persone.
Quindi noi oggi facciamo una richiesta ufficiale, alla Provincia ed
ai Comuni interessati, che è quella di costituire una Commissione
paritetica, una Commissione composta da tecnici ed esperti, magari
anche medici di fiducia della Provincia e del Comune e tecnici ed
esperti, e medici soprattutto, di fiducia del comitato. | | |
Prendiamoci due mesi di tempo,
ovviamente prima che venga aggiudicato il bando di costruzione, se no
è inutile, questa è una scelta che inciderà per i prossimi
trent’anni sul nostro territorio, quindi due mesi di tempo penso
che non incidano per nulla, facciamogli fare uno studio
sull’inceneritore, sulle pratiche alternative, vediamo cosa dicono
e poi ci ritroviamo qua fra due mesi. | | | | | | PARTE SECONDA ----------------------------->>>> |
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