“E così,
domenica sera, mentre la tivù propone la nuova puntata della “finction” del
momento, nelle case di Desio si sgranocchiano le castagne essiccate, quelle del
“firun” comperato a San Giuseppe. Si afferra la treccia con le mani, si
staccano le castagne dalla corda che le tiene unite, si sbucciano, si spera che
non siano nere, si controllano, si mangiano, alcune indurite, altre morbide,
perfette, deliziose.
La Sagra di
San Giuseppe è finita, restano i suoi profumi e i suoi sapori.
Quanta gente è
passata laggiù, oltre la ferrovia, oltre le nuove strade disegnate per snellire
il traffico della città, oltre i rumori, oltre la fretta. Quanta gente per tutto
il week-end. Pensare a quei viottoli, a quei sentieri, a quei cortili, ora che
tutto è finito, li s’indovina di nuovo estremamente silenziosi, come sempre,
come tutto l’anno.
Giusto la luce
del lampione all’angolo, la vecchia lampadina fuori l’uscio e sul pianerottolo,
sotto il quadro della Sacra famiglia; l’abbaiare di un cane pare melodioso
quanto il suono dei tasti di un pianoforte. […]
Appena oltre,
nel grande campo ad est della cascina, il trattore portava a spasso i bambini e
i cavalli si lasciavano docilmente cavalcare.
La gente di
Desio vuole bene a quest’angolo di città dove il tempo sembra essersi fermato,
raggiunge volentieri San Giuseppe almeno una volta l’anno. A tutti sembra di
essere in un altro mondo. […]
Ma tutto ciò,
perché non ammetterlo, avrebbe un altro sapore se non fosse proposto a San
Giuseppe, tra quelle case, quei cortili, quei viottoli che si intersecano l’un
l’altro.
[…]”
LA DIMENSIONE E LA VOCAZIONE AGRICOLA DI
SAN GIUSEPPE
Pare che San Giuseppe, abbia un’origine molto antica,
infatti, secondo il Cappellini,
essa deriverebbe da una delle tante “cohortes” romane. Queste erano località
abitate, per la maggior parte rurali, che, sparse nelle campagne, sorgevano
attorno ad un centro abitato più vasto. La sua origine romana sembrerebbe
confermata da recenti studi,
i quali, collocano il XIII miliare dell’antica strada Valassina, proprio nella
località detta di San Giuseppe.
Probabilmente la villa fu costruita, nelle sue linee
essenziali, da Giovanni Antonio Ferrario nel 1660.
Di certo si sa che, lo stesso Giovanni Antonio Ferrario, nel 1675
costruì l’oratorio dedicato a San Giuseppe.
Questa dedicazione pare confermare la vocazione
agricola del luogo, infatti, il culto di San Giuseppe, seppure antichissimo,
s’impose alla devozione popolare occidentale solo nel XV secolo. Il 19 marzo
1621, inoltre, il papa Gregorio XV istituì la festa di precetto di San Giuseppe,
già da tempo però, da tutti, il Santo, date le sue umili origini, era
considerato il protettore dell’uomo che lavora e fatica, qualità che, infatti,
al contadino non dovevano, e non devono, mai mancare.
Fino a buona parte del ‘700, tutta la proprietà,
rimase alla famiglia Ferrario, in seguito però fu venduta alla famiglia
Brambilla che, a sua volta, la vendette a Giovanni Buttafava il 2/IX/1856.
Dalla descrizione della proprietà, riportata nell’atto di vendita, si
percepisce chiaramente la destinazione agricola di tutta l’area.
La famiglia Buttafava, successivamente, diede inizio
a grandi lavori di rielaborazione della villa, dandole così, seguendo la moda
dell’epoca, l’aspetto romantico che tuttora possiede. Si ritoccò l’oratorio
ricavando, nel sottosuolo, la cripta funeraria di famiglia e collegandolo,
tramite un atrio coperto, alla villa stessa.
La chiesetta, privata ma aperta a tutti, attraverso
la facciata principale posta sulla strada pubblica, ricalca un sistema diffuso
nelle dimore di campagna legate al complesso agricolo dove, l’oratorio, poteva
servire alla comunità dei contadini e della servitù.
La sua vocazione agricola è confermata anche dai
fogli di famiglia della cascina San Giuseppe, i quali, attestano che, almeno
fino al 1954, la maggioranza degli abitanti svolgevano la professione di
contadino.
All’oratorio, inoltre, è legata da secoli la
devozione popolare, pare infatti che, grazie ad un voto fatto dalla
popolazione, San Giuseppe, nel XVII secolo, abbia salvato Desio dal flagello
della peste e che, tale avvenimento, fu ricordato dalla popolazione con una
festa, che si celebra anche ai giorni nostri, e con una solenne processione,
svoltasi almeno fino al XX secolo,
che, partendo dalla Basilica dei SS. Siro e Materno, terminava nel suddetto
oratorio dedicato a San Giuseppe.
La devozione verso il Santo fu tale che egli venne
anche eletto a protettore della Città di Desio.
Appare chiaro perciò come, questa zona, sia “da
sempre” percepita, tanto fisicamente, quanto spiritualmente, dagli abitanti di
Desio, come agricola e semplice, espressione di un tempo passato che, solo lì,
sembra essersi conservato. La sua tipologia e il suo spirito tradiscono questa
origine che chiunque, anche un “profano”, riesce a percepire come appartenenti
ad un mondo agricolo che, forse anche grazie all’isolamento impostole dalla
ferrovia, in quel luogo sembra aver trovato una sua naturale oasi in cui
permanere, per la felicità di tutti i suoi visitatori, a dispetto di ciò che
gli accade intorno.
IL FUTURO DI SAN GIUSEPPE AD OGGI
Oggi, questa località, è interessata da diverse
prescrizioni che la riguardano e che non ci sembrano sempre tra loro concordi.
San Giuseppe secondo le previsioni del Piano Regolatore Generale della
città di Desio
-
La villa Buttafava, il suo parco e parte del costruito ad essa
adiacente, vengono perimetrate e definite dal P.R.G. come, “Beni e relativi ambiti meritevoli di tutela”
(allegato A) precisando che “Il piano regolatore generale individua, al
fine di garantirne la necessaria tutela e valorizzazione, i beni immobili
(edifici e relativi ambiti di pertinenza) di interesse storico, artistico, monumentale nonché di interesse
ambientale, beni in parte già individuati con specifico provvedimento dalla competente autorità.”.
Inoltre, “Su detti beni sono
consentiti [solo interventi che]
non compromettano né l’unità
stilistica e tipologica dell’organismo architettonico né l’assetto
morfologico ed il patrimonio naturalistico delle pertinenze. [N.B.!]”.
Ci sembra utile sottolineare
il fatto che, essendo San Giuseppe una zona storicizzatasi come agricola, le
cosiddette “pertinenze” dei suoi “beni meritevoli di tutela”, secondo noi,
altro non sono che l’intero ambiente agricolo in cui sono inseriti, che li
circonda, che li connota dando loro senso, rendendo così più comprensibile,
uscendo dall’usuale definizione di “monumento”, tutto il complesso di San
Giuseppe.
-
L’ambiente circostante l’area dei “beni meritevoli di tutela”, infatti,
coerentemente, è definito dal P.R.G. come “Zona
E, agricola” (allegato B) in cui, correttamente,
“L’unica destinazione consentita è quella
agricola.”.
-
Il passaggio di una grossa infrastruttura, la
cosiddetta Gronda intermedia, è però previsto nella parte sud-ovest di San
Giuseppe. Il P.R.G. definisce la “Gronda”, come “Tratto di viabilità da realizzare in galleria o interrata[N.B.!]” (allegato C), essa inoltre possiede
delle aree che vengono definite “Fasce di
rispetto stradali” (allegato D), di cui il P.R.G. dice
che esse “sono normalmente destinate
alla […] piantumazione o
sistemazione a verde;[N.B.!]”.
Queste
“fasce di rispetto stradali” servono, infatti, anche ad ospitare “filtri naturali”
formati da piante, ma non solo, per proteggere l’ambiente dall’inquinamento
prodotto dai rumori e dai gas di scarico degli automezzi. Nella zona di San
Giuseppe questo compito è facilitato dal fatto che, in questo tratto iniziale,
la “Gronda intermedia” sarà interrata o costruita in galleria.
San Giuseppe secondo le previsioni del Piano del Verde e dell’ambiente, con
annesso studio dell’arredo urbano, della città di Desio
-
La villa Buttafava, il suo parco e parte del costruito ad essa
adiacente, vengono perimetrate e definite, “Verde
privato fruibile”
(allegato E). Esso “è finalizzato alla fruizione di un’area verde di un edificio o di
attrezzatura privata. Il disegno paesaggistico deve quindi rappresentare il
collegamento fra l’edificio ed il disegno complessivo del verde comunale.”
in cui “Sono ammessi interventi di
abbattimento, sostituzione e riqualificazione della vegetazione senza
particolari riferimenti. [N.B.!]”
Questo però ci sembra in contraddizione sia, con il vincolo posto, nel 1987, attraverso
la legge n.° 1089 del 1939, sia con quanto previsto dallo stesso P.R.G. che,
sulla stessa area consente solo interventi che “non compromettano né
l’unità stilistica e tipologica dell’organismo architettonico né l’assetto
morfologico ed il patrimonio naturalistico delle pertinenze. [N.B.!]”.
-
L’ambiente circostante l’area definita “verde privato fruibile”,
invece, viene chiamato “area di
forestazione”
(allegato F), precisando solo che, tali
aree, “sono di vaste proporzioni e
possono essere utilizzate per scopi produttivi ma anche per la fruizione
intensiva con aree attrezzate per la sosta.”
e che la loro “destinazione propria è
funzione di riequilibrio ecologico”.
Questo non fa che confermare la nostra impressione di contraddittorietà con
quanto previsto, per la stessa area, dal P.R.G.,
anche perché non è spiegato a dovere, secondo noi, il motivo che ha portato i
redattori del piano alla scelta, che perciò ci pare arbitraria, delle aree
destinate a forestazione urbana. Se la loro funzione è quella di “riequilibrio
ecologico”, la loro scelta ci pare poco felice perché, come vedremo, tali aree
si potevano reperire sul territorio comunale in ambiti molto meno
caratterizzati di quello di San Giuseppe.
-
La cosiddetta Gronda intermedia, invece, non è
nemmeno nominata, neanche attraverso aree, previste dal P.R.G., che ci
sembrano di competenza di questo Piano. Stiamo parlando delle “aree di
pertinenza stradali” che, seppure chiamate dallo stesso “verde stradale”, non
vengono neanche previste per la “Gronda”, anzi, la loro progettazione ci sembra
alquanto rinunciataria, se non, assente del tutto.
San Giuseppe secondo la legge n.° 1089 del 1939
-
La villa Buttafava, il suo parco e parte del costruito ad essa
adiacente, vengono vincolate, dalla legge n.° 1089 del 1939, il 24 dicembre
1987 attraverso la trascrizione n.° 5419 con notificazione n.° 650. Risultano
perciò vincolate a tutt’oggi, sul foglio catastale n.° 6, le particelle A, 6,
5, 4, 1, 7, confinanti con Via Resegone, Via Due Palme, Via per San Giuseppe,
mappali 8, 9, 12, 24, 39, 40.
Questo significa che, tutti i progetti riguardanti quelle aree, dovranno
ricevere il nulla osta della Soprintendenza per i beni ambientali e
architettonici di Milano, che difficilmente ammette interventi “senza
particolari riferimenti”
su di essi. Come risulta chiaro dal vincolo imposto sulla villa e sulle sue
adiacenze, dunque queste ultime sono considerate a tutti gli effetti un
“monumento” da proteggere, ma, nella definizione più ampia di monumento e
ambiente, questo vincolo, secondo noi, riguarda anche le pertinenze agricole
delle suddette aree, infatti, secondo ormai legittimate definizioni culturali “la nozione di monumento storico comprende
tanto la creazione architettonica singola quanto l’ambiente urbano o paesistico
che costituisca testimonianza di una civiltà particolare di una evoluzione
significativa di un avvenimento storico e questa nozione deve essere applicata
non solo alle grandi opere, ma anche alle opere modeste che con il tempo
abbiano acquistato un significato particolare”.
Noi riteniamo quindi che, non solo le opere vincolate ma, TUTTO SAN GIUSEPPE
VADA CONSIDERATO COME UN UNICO “MONUMENTO” DA SALVAGUARDARE E VALORIZZARE.
PER UN FUTURO POSSIBILE DI SAN GIUSEPPE
Riassumendo la situazione, si può affermare che, in
parte, il “nucleo costruito” di San Giuseppe, cioè villa, parco e parti delle
corti, è considerato un “monumento” in quanto è vincolato.
Tale “monumento” però è lambito pericolosamente da
un’invadente infrastruttura, la Gronda intermedia, ed è anche “protagonista
sfortunato” di un’infelice previsione per le sue aree verdi che non tiene
conto, secondo noi, dell’avvenuta storicizzazione dell’ambiente che circonda e
caratterizza, con uguale dignità, il “monumento costruito e vincolato” presente
a San Giuseppe. La cancellazione dei terreni agricoli circostanti farebbe
“saltare” i raccordi storici con il paesaggio che noi abbiamo ereditato,
creandone uno illeggibile nel suo sviluppo diacronico e nel suo sovrapporsi
storico.
PERTANTO
CHIEDIAMO CHE:
1)
venga creato un parco agricolo nella località di
San Giuseppe, posta nella parte nord-orientale della città di Desio, al posto
della prevista zona di forestazione urbana (allegato F). Questo perché, secondo noi, una sorta di parco
agricolo in quell’area si è già storicizzato attraverso i secoli, anche
attraverso la legittimazione dei cittadini di Desio.
Esso,
inoltre, essendosi indissolubilmente legato con il costruito, è ormai
diventato, insieme alla Cascina, un “monumento” al mondo agricolo che, per secoli,
ha caratterizzato la città e che, oggi, non esiste più se non nella “memoria di
San Giuseppe”.
Crediamo
perciò che, la sua area, possa a ben
diritto essere inserita tanto nel parco agricolo comunale, quanto nel parco
agricolo sovraccomunale previsti per la città di Desio, in quanto essa possiede
tutte le caratteristiche richieste, dal Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio
dell’arredo urbano, per tali aree. A conferma di quanto abbiamo appena
affermato, ci sembra utile riportare le definizioni di parco agricolo comunale e di parco agricolo sovraccomunale, così come
sono riportate dalle Norme tecniche di attuazione del Piano del Verde e
dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano:
“4.2 Parco agricolo comunale
Definizione
[N.B.!] La tipologia di Parco agricolo comunale è costituita da un parco o
un’area verde attrezzata a carattere agricolo o inserita in un ambito agricolo.
Si tratta di aree agricole sistemate a parco ed attrezzate per la fruizione
pubblica, oppure di ridotte superfici di verde pubblico attrezzato per la
fruizione di spazi agricoli produttivi.
Prescrizioni morfologiche
[N.B.!] Le aree a parco agricolo devono conservare gli elementi e gli
assetti paesaggistici del paesaggio agrario storico e contemporaneo come elemento
ordinatore e strutturante del territorio come valore storico, documentario ed
ambientale. Il parco agricolo può anche risultare completamente
artificiale, ma [N.B.!] nell’ambito
extraurbano o periurbano il carattere agricolo degli spazi aperti conferisce
unitarietà ed identità ai luoghi.”.
“4.3 Parco agricolo
sovraccomunale
Definizione
La tipologia di Parco
agricolo sovraccomunale è costituita da un parco di grandi dimensioni, a scala
sovraccomunale, in cui sono contenute aree agricole produttive, insediamenti
agricoli ed altri elementi che compongono queste fasce di territorio (anche
residenze sparse, capannoni industriali isolati, ecc.). All’interno di queste
aree agricole vi sono percorsi agricoli da attrezzare per la fruizione
estensiva, e ridotte superfici di verde pubblico attrezzate per la sosta.
Prescrizioni morfologiche
[N.B.!] Il Parco agricolo sovraccomunale deve conservare gli elementi e gli
assetti paesaggistici del paesaggio agrario storico e contemporaneo come
elemento ordinatore e strutturante del territorio come valore storico,
documentario ed ambientale.
I percorsi e le attrezzature dovranno contribuire al
consolidamento dell’assetto agricolo contrastando i processi di degrado in
corso; dovranno essere impiegati elementi del paesaggio agrario ed avere un
carattere estensivo.”.
Dopo queste definizioni,
così esaurienti, ci sembra superfluo far notare che, la località di San
Giuseppe, abbia già in sé, conservato tutti “gli elementi e gli assetti paesaggistici del paesaggio agrario
storico e contemporaneo come elemento ordinatore e strutturante del territorio
come valore storico, documentario ed ambientale.”.
La sua particolare posizione, inoltre, ci sembra estremamente favorevole per la
creazione di un parco agricolo sovraccomunale,
comprendente anche i comuni di Seregno e Lissone, infatti, è risaputo che le
terre di San Giuseppe si estendono su entrambi i comuni citati.
L’assunto
secondo il quale poi, i redattori, si sarebbero attenuti, nella scelta delle
aree di forestazione, a prescrizioni regionali che già le prevedevano nei
medesimi luoghi, non spiega come mai, gli stessi, si siano premurati di
contraddire, quelle stesse previsioni regionali che prevedevano aree di
forestazione anche nella parte nord-occidentale di Desio, creando invece su
quelle aree un parco agricolo. Ci stupisce il fatto che, la scelta di creare
tale parco agricolo, sia caduta proprio su quelle zone, menomate per di più
anche dal passaggio della Gronda intermedia, qui più sconvolgente rispetto al
tratto iniziale posto a nord-est, e non su San Giuseppe che, da secoli,
conserva tutti “gli elementi e gli assetti paesaggistici
del paesaggio agrario storico e contemporaneo come elemento ordinatore e
strutturante del territorio come valore storico, documentario ed ambientale.”.
Tali elementi, caratteristici del parco agricolo, sono, inoltre, qui conservati
in un assetto sicuramente più leggibile, anche dal punto di vista didattico,
rispetto alle aree nord-orientali, che ci sembrano più confuse e meno connotate
dell’area di San Giuseppe.
2) vengano progettate, fin da
subito, apposite “zone-filtro” lungo tutto il tratto percorso, nel territorio
comunale, dalla Gronda Intermedia, senza delegarle ad interventi futuri come
prevedono le Norme tecniche di attuazione
del Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo
urbano.
I lavori che si faranno,
quando si tratterà di interrare il tratto iniziale della “Gronda”, produrranno
un’enorme quantitativo di terreno di riporto che, di solito, viene asportato
con forte spesa. Noi proponiamo invece, al contrario, di impiegare tale terreno
sul posto utilizzando, a tale scopo, le “aree
di pertinenza stradali” della “Gronda”, e le loro immediate vicinanze (allegato G). L’obbiettivo dovrebbe
essere quello di “fare un taglio netto,
inserire la strada, e collegare le parti tra di loro con artifici
illusionistici, perché si compongano di nuovo in unità.”. Ciò si
otterrebbe tramite la costruzione, dove possibile, di “colline artificiali” su
entrambi i lati della “Gronda” che, una volta piantumate, renderebbero più
gradevole e meno inquinante l’impatto ambientale indotto dall’Autostrada (allegato H). Tali sistemi,
infatti, vengono usati con successo da secoli in Gran Bretagna, patria di
illustri architetti-paesaggisti, tanto nella creazione di parchi, quanto nella
progettazione di strade ed autostrade.
Tali
“colline artificiali”, infatti, oltre a dare l’illusione dell’unitarietà del
territorio, hanno anche la funzione di fare da “filtro” contro l’inquinamento
acustico ed ambientale prodotto dagli automezzi.
3) la
scelta delle aree di forestazione ricada sopra quelle porzioni di territorio,
definite dalle Norme tecniche di attuazione del Piano
del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, come
“margini”.
“In generale, i margini costituiscono dei riferimenti progettuali da
sviluppare nei diversi interventi che verranno realizzati in questi luoghi.”[44],
essi infatti, “sono molto vari e non
riconducibili a precise classificazioni”[45].
Un’ampia zona di margine si
trova a nord dell’abitato (allegato
I), in essa
perciò proponiamo di creare una zona di forestazione urbana in quanto, a
tutt’oggi, non è “riconducibile a precise
classificazioni”[46],
ed inoltre, è “di vaste proporzioni e [può]”[47] essere utilizzata per scopi produttivi ma
anche per la fruizione intensiva con aree attrezzate per la sosta.
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