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ALTERNATIVAVERDE PER DESIO © |
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| 22 dicembre 2000 | |||||||||||||||||||||
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L’eterna opera di trasformazione che il territorio
ha subito, e che continua a subire, nei secoli, è, oltre che l’unica certezza
della sua stessa esistenza, anche un’opportunità per fare un progetto conscio
del fatto che quanto si è costituito nel tempo è unico e, quindi, irripetibile[1]. A questo proposito, il Prof. Massimo Brioschi,
scrive della nostra città, “se ci
dovessimo limitare al materiale di origine archeologica, il primo capitolo di
una Storia di Desio risulterebbe inevitabilmente composto di pagine bianche,
poiché, mancando le testimonianze, chi scrive di storia deve necessariamente
sospendere il giudizio”[2].
Queste osservazioni, che la Contrada SS Pietro e Paolo presentano a questa
spettabile Amministrazione Comunale, vogliono dunque essere uno stimolo per
cominciare a gettare una debole luce su queste pagine, attualmente ancora, bianche
del nostro più remoto passato. OSSERVAZIONE N° 1: PARCO SIRONI
Sul parco tecnologico Sironi e su una dimenticata tomba romana del I secolo
d.C., scoperta in via Grigna nel mese di aprile del 1965
LA BRIANZA E I CELTI
Chi siano i primi “desiani” ante litteram nessuno lo
sa finora, quel che è certo però è che, grazie ad alcuni ritrovamenti
archeologici[3],
possiamo affermare che la Brianza e tutta la zona che si trova tra Milano e
Como, era sicuramente abitata ed intersecata da numerose strade pre-romane già
prima del V secolo a.C.[4],
strade di cui però ancora oggi, nonostante nuovi studi[5],
per la maggior parte ignoriamo i tracciati. Gli Etruschi prima e i Celti (Galli per i Romani)
poi, contribuirono a consolidare questi tracciati, soprattutto grazie ai forti
rapporti commerciali che intercorrevano tra loro[6]. Purtroppo però, troppo spesso, la storia antica è
vista, a torto, come una serie di guerre e di invasioni, senza soluzione di
continuità, tra popoli completamente diversi fra loro. Questo tipo di ottica porta però, molto
frequentemente, a travisare, o quantomeno a rendere esageratamente cruente,
tante situazioni che poi, viste più da vicino, risultano meno violente di
quanto comunemente si è indotti a credere[7]. Alcuni studi[8],
infatti, hanno dimostrato che i Celti abitavano nelle nostre zone già molti
secoli prima della famosa “invasione” di Belloveso avvenuta nel 396 a.C. Questo sembrerebbe confermato anche da un passo,
poco considerato, dello storico Livio, il quale “ridimensiona” la presunta
“sostituzione di popoli”, causata dall’invasione della Pianura Padana da parte
di Belloveso, in una meno catastrofica “sovrapposizione di popoli”. Secondo
Livio, infatti, Belloveso, una volta giunto nei nostri territori, avrebbe
trovato, già stanziata qui, una tribù celtica che portava lo stesso nome di una
di quelle del suo seguito: Insubri. Ritenendo quest’episodio un segno augurale,
egli si fermò e in quel luogo fondò una città che battezzò Midland: Milano[9]. |
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LA BRIANZA, DESIO, I CELTI E I ROMANI
Dopo
aver quindi chiarito che, nel nostro territorio, esisteva già, prima dei
romani, un considerevole movimento di persone e cose, bisogna ora chiedersi che
cosa successe con il loro arrivo. |
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In
primo luogo bisogna ricordare che i romani riuscirono ad insediarsi nella
pianura padana solo attraverso un processo lungo e in parte, ma non sempre,
anche violento. Si può perciò parlare di “romanizzazione” del territorio[1]. Inizialmente,
tra il 200 e il 191 a.C., ci fu la cosiddetta “guerra gallica” che permise ai
romani di occupare, e successivamente di centuriare attraverso la costruzione
della Via Emilia, tutti i territori a sud del Po’[2]. Per le
tribù celtiche che erano stanziate a nord del Po’ invece, le cose andarono in
modo diverso. I romani, infatti, con loro non seguirono la politica di
annientamento attuata con i celti del sud e, a parte alcune profonde offensive
militari, come quella effettuata dal console Claudio Marcello nel 196 a.C., che
conquistò Como e altre ventotto località fortificate, tra cui poteva esserci
anche Desio[3],
attuarono la cosiddetta “romanizzazione” che, attraverso il commercio degli
abilissimi artigiani romani, appoggiato da un’attenta “politica estera” di
Roma, mirava ad integrare, negli apparati dello stato romano, le popolazioni
celtiche rimaste[4]. Nell’89
a.C., infatti, alla pianura padana fu concesso, da parte di Cneo Pompeo
Stabone, il Jus Latii che, se da una
parte rendeva Roma più ingerente sul territorio, dall’altra manteneva però
immutate le società indigene[5]. E’ perciò
in quest’ambito di “romanizzazione” globale che si assiste al curioso fenomeno
della “latinizzazione” dei nomi dei capi celti[6]. Questo
accadde anche a Desio, infatti, una lapide ivi ritrovata, lo proverebbe[7]. La stessa
sorte toccò al pantheon celtico che fu assimilato, anche da Cesare[8], a quello
romano. Così per similitudine, cambiando loro solo il nome, due tra le maggiori
divinità celtiche si trasformarono in Ercole e Mercurio, che così furono
mantenute dai romani sia nel culto, attestato anche a Desio[9], sia,
molto probabilmente, anche nell’iconografia. Molto più tardi, forse anche nella
nostra città[10],
il medesimo meccanismo, almeno per quel che riguarda l’iconografia, fu
probabilmente usato dalla chiesa cattolica nel periodo in cui la religione
cristiana soppiantò i molteplici culti pagani, per cercare di rendere meno
traumatico nei fedeli il passaggio dalla vecchia alla nuova religione. Le
successive tappe dell’integrazione tra celti e romani divennero perciò
scontate, nell’81 a.C. la Gallia Cisalpina divenne provincia, nel 49 a.C. le fu
concessa la cittadinanza e, nel 42 a.C., fu aggregata al resto dell’Italia
nella XI regione chiamata la Transpadana[11]. La
“romanizzazione” dei celti era stata così portata a termine. DESIO,
VIA GRIGNA, LA SUA TOMBA GALLO-ROMANA E VIA DUE PALME
Desio
dunque, come si è dimostrato poc’anzi, deve la sua attuale conformazione alla
sovrapposizione di identità diverse, ma non necessariamente contrapposte, che
però, attraverso la reciproca integrazione, si fusero in un unico grande
popolo. Chiarito
questo punto, possiamo passare ora alla descrizione della vicenda che ha
coinvolto l’unica testimonianza conosciuta rimasta di questo processo lungo e
meraviglioso che ha caratterizzato duemila e più anni della nostra storia e
che, con diversi protagonisti, continua ancora oggi a caratterizzare la nostra
vita senza, naturalmente, fermarsi mai. [1] Brioschi 1995 [2] Brioschi 1995 [3] Livio XXXIII, 34, 8 – Grassi 1991 – Brioschi 1995 [4] Brioschi 1995 [5] Brioschi 1995 [6] Brioschi 1995 [7] Brioschi 1995, pp. 16-17 [8] Cesare, VI, 17 [9] Casiraghi 1992, pp. 39-40 – Brioschi 1995, pp. 16-17 [10] Brioschi 1995, pp. 37-38 [11] Brioschi 1995 |
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Trentacinque anni fa, nel
mese di aprile del 1965, fu rinvenuta nel nostro comune, nella zona di via
Grigna, una tomba romana a cremazione risalente alla prima metà del I secolo
d.C., periodo nel
quale dunque il processo di integrazione tra celti e romani, pur non essendo più all’apice, era però ancora in pieno svolgimento. Il primo a diffondere la notizia è il settimanale locale Il Cittadino della Domenica (allegato A) che, nei primi giorni di maggio[1], pubblica un breve trafiletto senza però più occuparsi in seguito della scoperta. Tuttavia, da questo momento, in cui il fatto diventa di dominio pubblico, la matassa si fa più intricata anche perché ha inizio un interminabile batti e ribatti di consultazioni tra il Comune di Desio, la Prefettura e la Soprintendenza Archeologica Lombarda, che si conclude solo il 27 dicembre 1966 con il verbale di deposito, del corredo funerario rinvenuto nella tomba, presso il Museo Civico di Monza[2] che, ancora oggi, lo custodisce. Un rapporto della Dott. Anna Maria Tamasia, scritto in seguito al sopralluogo da lei effettuato in via Grigna il 27 agosto 1965 per la Soprintendenza, ben riassume tutta la vicenda: “In seguito alla comunicazione scritta del Sindaco di Desio, circa il rinvenimento di una tomba romana a cremazione, mi sono recata sul luogo. Ivi ho potuto parlare sia col Sindaco, Comm. Pietro Lissoni, sia col Segretario comunale, Sig. Alberto Cappellini che è vivamente interessato alla storia locale. Il materiale della tomba si trovava in comune, esposto in una vetrina. Circa il rinvenimento ho potuto appurare quanto segue: Nella seconda metà di aprile ’65, durante lavori di aratura in un campo di sua proprietà, il Sig. Aldo Sironi, residente in via Grigna, 5, incontrava la tomba, di cui raccoglieva il materiale trattenendolo presso di sé. Il segretario comunale veniva a conoscenza della cosa e iniziava trattative per ottenere gli oggetti. Alla fine il comune ha concesso una somma piuttosto cospicua al Sironi (N.d.R. – che però a dovuto in seguito restituire a causa del sequestro del corredo da parte della Soprintendenza legittima proprietaria) (che nel frattempo aveva consegnato il materiale) sotto forma di borsa di studio per il figlio di lui. Ora il Sindaco desidererebbe che la tomba, una volta inventariata da noi, ritornasse a Desio, ove costituirebbe l’inizio di una sezione archeologica del Museo Civico (N.d.R. – perché non riprendere quest’idea, magari nella restaurata Villa Tittoni?). Questo (che temporaneamente è sistemato nei
corridoi e nelle anticamere del municipio)comprende
una ricca serie di minerali, di fossili e di rocce, tutti collocati entro
vetrine nuove e con cartellini didascalici abbastanza dettagliati. (N.d.R. – dove si
trova “temporaneamente” ancora oggi!)
Mi sono poi recata sul luogo del ritrovamento che ora è coltivato a granoturco. In base alle descrizioni ho potuto però conoscere l’ubicazione della tomba che era a circa 50 cm. di profondità (cfr. schizzo) (allegato B). Essa constava di un’anfora segata coperta da un tegolone e comprendente ossa combuste, un’olpe, una patera, due coppe e una lucernetta. Pare che vi fosse anche una moneta che è andata perduta. E’ da notare come, (a detta del Sig. Cappellini) sotto la via Due Palme, a m. 1,50 di profondità, sia stata in passato riconosciuta una strada romana. Invece dietro la casa del Sironi, durante altri lavori di scavo si sono raccolti dei frammenti di olle, che mi sono state consegnati.”[3] Successivamente, questi frammenti di olle sparse, forse tre, si rivelarono essere più antichi della stessa tomba[4]. Si racconta che esse furono trovate inavvertitamente a maggior profondità della prima, a 3-4 m. circa, forse durante lo scavo di fondazione di qualche casa nelle vicinanze. Va inoltre approfondita
l’affermazione del Cappellini, che si è occupato del fatto a più riprese[5]
[1] N.N.,
1965
[2]
Archivio della Soprintendenza Archeologica Lombarda (da ora in avanti
A.S.A.L.), Cartella Desio, M. Mirabella Roberti, verbale di consegna e
inventario, 27/XII/1966
[3]
A.S.A.L., Cartella Desio, Anna Maria Tamasia, Resoconto del sopralluogo, elenco
e inventario della tomba, 27/VIII/1965
[4]
Archivio del Comune di Desio (da ora in avanti A.C.D.), lettera indirizzata
alla Soprintendenza, protocollo n° 15353, 29/VIII/1965
[5]
Cappellini 1972 – Colombo e Cappellini 1976
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(allegato C), secondo cui al di sotto dell’attuale via Due Palme, ad una profondità di 1,50 m., sarebbe stata riconosciuta una strada romana[1]. Tutto ciò dovrebbe far riflettere perché molti indizi fanno ritenere che nella località in cui sono stati fatti i ritrovamenti e nei suoi dintorni potrebbe celarsi una necropoli pagana di antica data, forse non solo romana. Se questo fosse vero, la “nostra” necropoli, sarebbe la più antica tra quelle rinvenute in area brianzola[2]. Recentemente in questo quadro si è inserito un’interessante studio del Prof. Massimo Brioschi[3] che, occupandosi di una ricerca storico-urbanistica di ampio respiro su tutto il territorio di Desio, è tornato sulla vicenda della tomba di via Grigna (allegato D), gettando una nuova illuminante luce su questa scoperta e, in generale, sulle nostre conoscenze della Desio più remota. Egli, infatti, ritiene che: -
la via Due Palme sia identificabile con la
vecchia via Valassina, spesso erroneamente identificata con la via Milano.
Egli, infatti, consultando il cosiddetto “catasto teresiano” (allegato E), fa notare che “in epoche precedenti allo sviluppo urbano
non esisteva un collegamento diretto tra la strada proveniente da Nova e quella
discendente alla Bria. Chi proveniva da Sud, giunto all’altezza dell’attuale
via Sabotino, era costretto ad una deviazione per potersi innestare [su
quel tratto]. Questa strana strozzatura è
poco concepibile lungo un percorso che, in mancanza di ostacoli naturali,
doveva avere [, e su questo concordano anche altri autori[4], ] le prerogative del rettilineo.Considerate tutte le ipotesi, una mi sembra la più plausibile: l’incrociarsi di due diversi percorsi. Attraversata Nova Milanese, l’antica Valassina non deviava affatto [, verso via Milano], ma proseguiva in rettilineo, attraversava il borgo di Desio, superava la località di San Pietro al Dosso e proseguiva in direzione di Seregno e Carate lungo l’asse dell’attuale via Due Palme”[5]. Questa tesi è oggi più forte anche grazie alla testimonianza archeologica del dott. Cappellini[6] che, a sua volta, da essa trae maggior significato. -
Questo nuovo tracciato delineato per la Valassina
sarebbe confermato anche dalle distanze, infatti, “un miliare cadeva alla periferia meridionale di Nova, il successivo
all’altezza della Cascina Meda (oggi località San Bernardo); esattamente un
miglio oltre cadeva lo snodo tra le due strade collocato all’altezza
dell’attuale via Sabotino. Proseguendo per un altro miglio si raggiungeva la
località di San Pietro al Dosso, ed un miglio più avanti cade il confine tra i
comuni di Desio e Seregno in prossimità della frazione San Giuseppe”[7]. Se a
questo aggiungiamo poi che, come riportato dal Cappellini[8], la corte
di San Giuseppe discenderebbe da una di quelle cosiddette “cohortes” costruite
dai romani, cioè nuclei abitati intorno al centro cittadino o sparsi nelle
campagne[9], il quadro
si fa sempre più chiaro. Inoltre, misurazioni effettuate dallo scrivente, hanno
rilevato che la scoperta di via Grigna cade esattamente a metà tra San Giuseppe
e San Pietro al Dosso, e cioè a metà del miglio romano che separa le due
località (allegato F).
Concludendo ci sentiamo di affermare che, viste le premesse, riteniamo altamente probabile che, in buona parte dell’area interessata dal futuro parco Sironi (allegato H), possa esistere una necropoli pagana di una certa entità e di notevole importanza, non solo per Desio ma per tutta l’area brianzola, che noi riteniamo DEBBA ESSERE PROTETTA, STUDIATA E VALORIZZATA.
PERTANTO CHIEDIAMO CHE:
1) venga perimetrata a scopo cautelativo l’area archeologica di via Grigna-Due Palme (allegato I) di concerto con la Soprintendenza Archeologica Lombarda che comunque, già da tempo[13], ne aveva chiesto la tutela assieme ad altre aree cosiddette “a rischio” 2) sia avviato, sempre di concerto con la Soprintendenza Archeologica Lombarda, un piano di recupero serio e scrupoloso che faccia luce una volta per tutte su questa vicenda 3) nel caso in cui, il suddetto piano di recupero non dovesse dare i risultati che noi tutti auspichiamo, saremmo comunque felici di ospitare, nella nostra contrada di SS. Pietro e Paolo, il parco “tecnologico” Sironi, che tende ugualmente a valorizzare un piccolo, ma sentito, pezzo della storia di Desio: il tram 4) nel caso invece di futuri ritrovamenti archeologici, gli stessi siano fatti oggetto di una politica di salvaguardia da parte dell’amministrazione comunale che punti a conservarli in loco, mettendoli così a disposizione dell’intera cittadinanza, in una adeguata sede. Una su tutte la restaurata Villa Tittoni 5) sempre nel caso di futuri ritrovamenti
archeologici più cospicui, sia ripensata la destinazione complessiva del
suddetto parco Sironi (allegato
H) al fine di trovarne una più consona all’ambiente nel
quale è ubicato.
BIBLIOGRAFIA
- Bellini Amedeo, A proposito di alcuni equivoci sulla conservazione, in “TEMA”, n.° 1, 1996
- Brioschi Massimo, Presenze gallo-romane a Desio, in “Pagine desiane”, n.° 2, 1995
- Cappellini Alberto, Desio e la sua pieve, Desio, 1972
- Casiraghi Liliana, Brianza romana, Renate, 1992
- Cesare, De Bello Gallico
- Colombo Vittorio-Cappellini Alberto, Desio story, Desio, 1976
- Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, Asbract, 2000
- Comune di Desio, Piano del Verde e dell’ambiente con annesso studio dell’arredo urbano, 4.11 – Norme tecniche di attuazione, 2000
- De Marinis Raffaele, I Celti golasecchiani, in “I Celti”, Milano, 1991
- Dilke O. A. W., Gli agrimensori di Roma antica, Bologna, 1979
- Grassi Maria Teresa, I Celti in Italia, Milano, 1991
- LIVIO, Ab Urbe condita
- N.N., Tomba dell’epoca romana, in “Il Cittadino della Domenica”, n.° 20, 1/V/1965
- Seregni Giovanni, La popolazione agricola della Lombardia nell’età barbarica, in “Archivio Storico Lombardo”, 1895
- Zambotti Pia Laviosa, L’invasione gallica in Val Padana, in “Storia di Milano”, vol. I, 1953
ARCHIVI
- Archivio del comune di Desio
- Archivio della Soprintendenza archeologica lombarda
CONSEGNATA: PROT. N.° 38596 – 22/XII/2000
[1] A.S.A.L., Cartella Desio, Anna Maria Tamasia, Resoconto del sopralluogo, elenco e inventario della tomba, 27/VIII/1965 [2] Cfr. Casiraghi 1992, pp. 96-98 [3] Brioschi 1995 [4] Cfr. Casiraghi 1992 – Dilke 1979 [5] Brioschi 1995, pag. 21 [6] A.S.A.L., Cartella Desio, Anna Maria Tamasia, Resoconto del sopralluogo, elenco e inventario della tomba, 27/VIII/1965 [7] Brioschi 1995, pp. 21-23 [8] Cappellini 1972, pag. 13 [9] Cfr. Seregni 1895 [10] Brioschi 1995, pp. 18-19 [11] Brioschi 1995, pag. 47 [12] Brioschi 1995, pag. 40 [13] A.S.A.L., Cartella Desio, lettera indirizzata al comune di Desio, Angelo Maria Ardovino, protocollo n° 6734, 5/VII/1994 |
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